
Si è svolto con grande intensità emotiva Musica e memoria tra Auschwitz e Wounded Knee. La voce dopo il silenzio e il cerchio spezzato, uno spettacolo che ha intrecciato narrazione, musica e immagini per riflettere sul tema universale della memoria e della perdita dell’identità, mettendo in dialogo due tragedie storiche lontane nel tempo e nello spazio, ma tragicamente affini nello spirito.
Il percorso scenico ha preso avvio dalla storia del violino di Eva Maria Levi, giovane violinista ebrea deportata ad Auschwitz, uno strumento sopravvissuto allo sterminio e divenuto testimone silenzioso di dolore, amore e resistenza. Attraverso la musica e la parola, il violino si è fatto voce quando le persone non potevano più parlare, trasformandosi in simbolo di libertà interiore e di speranza.
La seconda parte dello spettacolo ha condotto il pubblico a Wounded Knee, nel cuore della tragedia dei Nativi Americani, dove il “cerchio” – metafora della comunità, del tempo e dell’identità – viene spezzato dal massacro del 1890. Qui la Danza degli Spiriti, fraintesa e temuta, diventa emblema di un popolo che cerca di sopravvivere attraverso la memoria, quando tutto intorno tenta di cancellarlo.
Le voci narranti di Laura Colagiacomo, Gianni Mulinacci, Dario Sandro Vaggi e Matilde Eirinn Alicandri hanno guidato il pubblico in questo attraversamento storico ed emotivo, dando corpo e profondità ai diversi livelli del racconto: quello intimo, quello collettivo e quello simbolico.
La musica dal vivo, affidata a Marta Jane Feroli e Andrea Camerino, ha rappresentato un elemento centrale della drammaturgia, non come semplice accompagnamento, ma come linguaggio narrativo autonomo, capace di evocare ciò che le parole da sole non possono contenere.
I testi e i disegni, entrambi a cura di Marta Jane Feroli, hanno costruito una trama poetica essenziale e rigorosa, in cui parola e segno visivo si sostengono reciprocamente. L’allestimento scenico, firmato da Leonardo Leonardi e Silvana Maltese, ha saputo creare uno spazio simbolico e ricco di pathos, lasciando che fossero i suoni, le immagini e le voci a riempire il vuoto lasciato dalla violenza della storia.
La regia di Beatrice Marcucci ha tenuto insieme i diversi linguaggi con equilibrio e sensibilità, evitando ogni retorica e restituendo al pubblico uno spettacolo capace di interrogare senza imporre risposte.
L’evento è stato patrocinato e realizzato con il contributo del Comune di Nettuno, ed è stato fortemente voluto dal Sindaco Nicola Burrini, dall’Assessore alla Cultura Roberto Imperato e dal Presidente del Consiglio Comunale Roberto Alicandri, che ha accolto lo spettacolo nella Sala Consiliare, facendosi idealmente padrone di casa di un momento di alta valenza culturale e civile.
Musica e memoria tra Auschwitz e Wounded Knee non è solo un racconto del passato, ma un invito urgente al presente: ricordare non come esercizio commemorativo, ma come atto di responsabilità. Perché finché qualcuno ascolta, finché qualcuno racconta, la voce non viene del tutto tolta e il cerchio, pur ferito, continua a esistere.





