CONVEGNO ARCI ITACA – ANPI Anzio-Nettuno
UN ALTRO ATTACCO ALLA COSTITUZIONE E ALLA DEMOCRAZIA.
Non poteva iniziare meglio, nel nostro territorio, la campagna per il NO al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, a giudicare dall’affluenza di pubblico (più di 120 cittadine e cittadini, tra cui molte e molti giovani) e dal livello del dibattito al Convegno “UN ALTRO ATTACCO ALLA COSTITUZIONE E ALLA DEMOCRAZIA. La truffa della separazione delle carriere”, organizzato da ARCI Itaca e da ANPI di Anzio e Nettuno, e tenutosi ad Anzio presso l’Hotel Lido Garda.
Il convegno aveva l’obiettivo di approfondire le implicazioni giuridiche, costituzionali e politiche della cosiddetta riforma della giustizia. Perché si tratta una truffa politica? Perché è un attacco alla magistratura e alla sua indipendenza? Perché viene messa in discussione la Costituzione? Perché è l’ultimo e il più grave attacco del Governo Meloni alla nostra democrazia?
Dagli interventi di un “trio” di giuristi, impegnati nella campagna referendaria, sono stati forniti a un pubblico attentissimo, argomenti per rispondere a questi interrogativi, che sono quelli che si pongono le cittadine e i cittadini, non subordinati dalla propaganda ideologica.
Emilio Ricci, avvocato e vicepresidente nazionale ANPI, descrivendo il contesto in cui si colloca la legge costituzionale – una sequela di provvedimenti che segnano una vera e propria involuzione autoritaria della nostra repubblica – ne ha messo in evidenza il carattere mistificatorio: la separazione delle carriere non è il tema di questa legge ma un “cavallo di Troia” per ridurre le libertà dei cittadini, in un percorso che ci vuole portare direttamente al premierato.
Valerio Savio, magistrato, vicepresidente GIP di Roma, ricordando quale fosse il rapporto tra magistratura e Governo prima della Costituzione repubblicana, ha spiegato che la legge rappresenta un attacco alla magistratura, riducendola a organo di trasmissione delle politiche governative, ma è anche un attacco alla giustizia perché le impedisce di perseguire uno dei suoi obiettivi costitutivi, quello di tutelare i diritti dei cittadini contro il potere pubblico.
La volontà di ribaltare, con una legge costituzionale anziché ordinaria, la Costituzione Italiana è stata messa in luce, con dovizia di argomentazioni, da Maria Agostina Cabiddu, professoressa ordinaria di diritto pubblico al Politecnico di Milano, che ha stigmatizzato il metodo con cui la legge è stata approvata esautorando nella sostanza il Parlamento, nonché formulazioni dell’articolato che ci portano “a prima di Montesquieu”.
I contributi dei giuristi sono stati intercalati da due interventi provenienti dalla società civile. Il presidente di ARCI Itaca, ha approfondito il perchè dell’attacco alla democrazia. Partendo dalla distinzione tra democrazia sostanziale e democrazia liberale, questa legge, non solo, imprime una potente accelerazione al processo di svuotamento della democrazia sostanziale in atto ormai da molti anni, ma, attaccando lo stato di diritto – data la relazione indissolubile tra stato di diritto e libertà fondamentali – di fatto ci butta fuori, non solo dalla democrazia sostanziale ma anche dalla democrazia liberale.
Andrea Marcellino, docente di storia e filosofia, ha, in primo luogo, messo in evidenza che il 1947 fu, al tempo stesso, l’anno della contrapposizione tra le forze politiche (scissione di Palazzo Barberini) e quello della piena collaborazione delle stesse forze per elaborare e approvare la Costituzione. Ha poi parlato del rapporto tra costituzione e democrazia con una rapida carrellata da Kant ai filosofi del Novecento, fino alla visione della democrazia deliberativa di Habermas.
La difesa della Costituzione e della indipendenza della magistratura, ricordando l’ispirazione dei Costituenti, insieme al richiamo a “non essere tifosi” e a entrare nel merito delle questioni – proprio quando dall’altra parte si fa addirittura un uso propagandistico della cronaca nera – sono stati i tratti comuni degli interventi dei Sindaci di Anzio e di Nettuno, Aurelio Lo Fazio e Nicola Burrini, i quali non si sono limitati a portare il loro saluto ma hanno argomentato le ragioni del proprio NO al referendum.
Tutti questi contributi sono stati sapientemente e brillantemente inanellati dalla coordinatrice del dibattito, la giornalista Vanna Palumbo, in un filo logico che ha continuamente fatto riferimento all’attualità politica.
Numerosi gli interventi del pubblico, a partire da quelli dei rappresentanti delle Organizzazioni della società civile e dei Partiti del territorio, che avevano preliminarmente aderito al convegno come primo atto della campagna per il NO al referendum, organizzata dal Comitato Territoriale per il NO.




