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Pedagogia in GioCo, Essere adulti affidabili, non simpatici

La presenza imperfetta che educa più della perfezione

Pedagogia in GioCo rubrica a cura della maestra Giorgia Costantini

Maria Rita Parsi ci ha ricordato per tutta la vita una verità scomoda, ma necessaria:
l’adulto non è chiamato a piacere, ma a contenere.

Contenere l’emozione del bambino, la sua rabbia, la sua frustrazione, la sua delusione.
Contenere anche la propria fatica di restare fermi quando sarebbe più facile cedere.

Oggi, nel giorno in cui il suo pensiero ci lascia in eredità parole profonde, questa verità risuona ancora più forte:
i bambini non hanno bisogno di adulti simpatici, ma di adulti affidabili.

Ciò che davvero conta nella vita di ciascuno di noi inizia dal principio.
E il principio ha un nome semplice: presenza.

Essere presenti non significa essere impeccabili.
Significa esserci davvero.
Con le proprie imperfezioni.
Con i propri sbagli.
Con le giornate storte e le risposte mancate.

Non servono genitori perfetti.
Non servono adulti sempre centrati, sempre pazienti, sempre all’altezza.
Anzi, l’idea della perfezione è spesso il travestimento più elegante dell’assenza.

I bambini non hanno bisogno di modelli irraggiungibili.
Hanno bisogno di adulti veri.
Adulti che restano anche quando sbagliano.
Che sanno dire “ho sbagliato”.
Che mostrano, senza proclami, che crescere non è un esercizio di riuscita ma un processo continuo.

Genitori imperfetti che non fingono di sapere tutto.
Insegnanti che non temono di ammettere una fatica.
Adulti che non chiedono ai bambini di essere rassicuranti, ma che reggono.

È qui che nasce uno dei più grandi equivoci educativi del nostro tempo:
confondere l’amore con l’approvazione,
la relazione con il consenso,
l’ascolto con la rinuncia al ruolo adulto.

Un adulto che ha bisogno di piacere chiede al bambino qualcosa che non gli compete:
di essere accomodante, comprensivo, riconoscente.

Ma il bambino non deve prendersi cura dell’adulto.
È l’adulto che deve reggere il peso della relazione.

A scuola come a casa, dire no non è mancanza di amore.
Restare fermi non è durezza.
Non cambiare idea per evitare il conflitto non è freddezza.
È affidabilità.

La simpatia consola nell’immediato.
L’affidabilità educa nel tempo.

Si cresce così.
Non perché l’adulto sia infallibile, ma perché è presente.
Perché c’è.
Perché non scappa.
Perché non baratta la relazione con il consenso.

Aspirare a migliorare, questo sì.
Non per diventare perfetti, ma per restare in cammino.

E mostrare ai figli che la vita non chiede di essere impeccabili,
chiede di essere abitata.

Forse il modo più autentico per onorare il pensiero di Maria Rita Parsi è proprio questo:
avere il coraggio di restare adulti.

Anche quando questo ci rende meno popolari.
Anche quando un bambino ci dice: “non mi piaci”.

Perché educare non è farsi amare.
È prendersi la responsabilità di esserci.

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