L’aggressione in casa della donna. L’accusa era di tentata rapina e lesioni
Aveva tentato di rapinare la donna con cui aveva avuto una relazione, strattonandola e colpendola più volte alla testa, causandole anche delle lesioni. Per questo motivo ieri un prete, G. M., 63 anni, originario di un paese in provincia di Cosenza, ha patteggiato una pena di un anno e quattro mesi. Prima però aveva risarcito la donna, una 70enne romana, con quattromila euro che la persona offesa ha poi devoluto in beneficenza all’ospedale Bambino Gesù. I fatti risalgono a settembre 2021, quando la relazione tra i due era ormai finita da tempo. A sventare la rapina il figlio della donna, chiamato da quest’ultima, poi la denuncia e il rinvio a giudizio per il prete, fino al patteggiamento di ieri.
Don Pino, così è conosciuto dai fedeli delle diverse chiese italiane in cui è stato il sacerdote, che ora è stato nominato cappellano di un ospedale vicino Padova, secondo l’accusa avrebbe aggredito la donna con cui aveva avuto una relazione nell’abitazione di quest’ultima. «Per procurarsi un ingiusto profitto – si legge nel capo di imputazione – mediante violenza consistita nello strattonare e colpire ripetutamente alla testa la donna con un lingotto in argento, costringeva quest’ultima ad aprire la cassaforte riversando il contenuto sul letto». Un’aggressione violenta che, dopo i colpi in testa e le strattonate, è proseguita con l’intento di impedire alla persona offesa di chiedere aiuto. La donna era infatti riuscita a contattare telefonicamente il figlio ma don Pino le aveva «strappato di mano il cellulare scaraventandolo a terra».
L’obiettivo del prete era quello di impossessarsi dei monili in oro già custoditi nella cassaforte e li aveva anche messi «all’interno di una busta di plastica». Ma la rapina non è andata a buon fine perché il figlio della donna è arrivato prima che il 63enne riuscisse ad andare via e, insieme a lui, le forze dell’ordine hanno bloccato il sacerdote. La 70enne, che all’epoca dei fatti aveva 65 anni, era stata portata in ospedale da dove era stata dimessa con sette giorni di prognosi per diverse contusioni all’avambraccio, alla faccia, al cuoio capelluto e al collo.




