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Efficienza dei Tribunali di Latina e Cassino: il Comitato Argine sollecita un’ispezione ministeriale

 

“Il Comitato Argine, rappresentato dalla referente Francesca Alessandra Capponi, ha deciso di elevare il proprio richiamo istituzionale ai massimi livelli, indirizzando una urgente istanza al Presidente della Repubblica, in qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e garante della Costituzione. L’iniziativa coinvolge l’intero vertice della giustizia italiana, includendo il CSM, la Procura Generale e il Ministero della Giustizia, con l’obiettivo di accendere un faro sulla gestione dei tempi processuali nel basso Lazio, con un focus imprescindibile sulle dinamiche che hanno interessato il comune di Sperlonga.
Al centro della mobilitazione vi è la richiesta di trasparenza sui dati reali dell’efficienza giudiziaria, sollecitando la pubblicazione del numero esatto di prescrizioni maturate negli ultimi anni presso i Tribunali di Latina e Cassino. Tale istanza nasce dalla necessità di comprendere se i ritardi registrati nel processo “Tiberio” — incentrato proprio sul sistema di gestione del Comune di Sperlonga e marginalmente in altri comuni limitrofi — rappresentino un episodio isolato o siano il sintomo di una criticità strutturale. Le relazioni periodiche hanno già evidenziato gravi carenze di organico e carichi di lavoro onerosi, ma il Comitato sottolinea come queste non possano diventare un alibi per l’inefficacia dell’azione giudiziaria su fatti di tale gravità per la tenuta democratica del territorio.
Secondo il Comitato, i cittadini non possono e non devono subire una sorta di “agonia giudiziaria” priva di termine. Il sistema ha il dovere costituzionale di arrivare a una decisione di merito che accerti, in tempi ragionevoli, la verità: stabilire se vi sia una reale colpevolezza o una piena innocenza è un atto dovuto non solo ai soggetti coinvolti, ma a tutta la società civile che attende di conoscere la legittimità degli atti amministrativi che hanno segnato il volto di Sperlonga. Restare sospesi per anni in un limbo procedurale, in attesa di una sentenza che rischia di essere vanificata dal mero decorso del tempo, rappresenta un vulnus che mina alla base il patto di fiducia tra Stato e cittadinanza.
Le istanze inviate alle massime cariche dello Stato chiedono, oltre al monitoraggio statistico sulle prescrizioni, un intervento ispettivo volto a verificare le cause dei continui rinvii nel processo “Tiberio” e l’audizione urgente presso la Commissione Parlamentare Antimafia del carabiniere Capasso, la cui testimonianza è ritenuta centrale per ricostruire i presunti inquinamenti della pubblica amministrazione. L’obiettivo resta la difesa della “sentenza giusta”: quella che giunge in tempo utile per essere definita tale, sottraendo la giustizia pontina al rischio di risolversi in un mero esercizio statistico di termini scaduti che lascerebbe insoluti i troppi interrogativi che gravano sulla gestione del litorale”.

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