Dieci milioni di euro tra ville con piscina, società, terreni, auto di lusso, orologi e perfino un bunker sotterraneo nascosto dietro una botola in cucina. È il patrimonio sequestrato oggi, 19 febbraio 2026, dal Tribunale di Roma – sezione Misure di prevenzione – su proposta della Procura capitolina nei confronti di Patrizio Forniti, narcotrafficante originario di Aprilia, in provincia di Latina, con legami con la ‘ndrangheta di Reggio Calabria e considerato ‘il capo dei capi’ del territorio.
Il provvedimento di sequestro riguarda la totalità dei beni aziendali e strumentali di due società operanti ad Aprilia e Anzio, già colpite da interdittiva antimafia, oltre a un ingente patrimonio composto da 10 immobili (tra cui due ville con piscina ad Anzio, villini, magazzini, autorimesse e un terreno di circa 25.000 mq), 11 autovetture, orologi di pregio, gioielli e consistenti disponibilità finanziarie, per un valore complessivo stimato in circa 10 milioni di euro. Tra i beni figura anche una villa di imponenti dimensioni in corso di costruzione nelle campagne apriliane, dotata di piscina e di un bunker sotterraneo con via di fuga.
Forniti, considerato a capo di una organizzazione mafiosa attiva nel narcotraffico e nell’usura, era stato indagato nell’ambito dell’operazione Assedio, che nel luglio 2024 ad Aprilia aveva portato all’arresto di 25 persone, tra loro anche l’ex sindaco di Aprilia Lanfranco Principi. Patrizio Forniti era inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi, proprio perché considerato il capo dell’organizzazione mafiosa. L’uomo, latitante in Marocco da oltre un anno, era stato arrestato insieme alla moglie Monica Montenero, nell’ambito di di un’operazione supportata dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia della Direzione centrale della polizia criminale e dall’esperto per la sicurezza in servizio all’ambasciata italiana a Rabat.




