La famiglia della relatrice speciale delle Nazioni Unite per territori palestinesi, Francesca Albanese, ha intentato causa contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i membri della sua amministrazione per le sanzioni illegali imposte alla Albanese. I querelanti sono il marito di Albanese, Massimiliano Cali, e sua figlia cittadina americana. Chiamati in causa anche il Procuratore Generale degli Stati Uniti Pamela Bondi, il Segretario del Tesoro Scott Bessent e il Segretario di Stato Marco Rubio.
Albanese, accusata di antisemitismo per aver denunciato il genocidio in corso a Gaza da parte di Israele è stata sanzionata dall’amministrazione Trump lo scorso anno per una presunta “guerra politica ed economica” contro gli Stati Uniti e Israele.
Il ricorso civile, depositato presso il Tribunale distrettuale del distretto di Columbia, sostiene che l’amministrazione Trump abbia violato i diritti garantiti ad Albanese dal primo, quarto e quinto emendamento, sequestrando irragionevolmente i suoi beni senza che lei abbia avuto possibilità di difendersi in aula. Il ricorso chiede al tribunale di dichiarare le sanzioni incostituzionali.
La causa è stata intentata dal marito di Albanese, Massimiliano Cali, e dalla figlia della coppia – il cui nome non è stato reso pubblico – poiché le regole delle Nazioni Unite impediscono a Francesca Albanese di presentare la denuncia a proprio nome. Nel ricorso, la famiglia di Albanese denuncia la perdita dell’accesso ai conti bancari, ai rapporti con diverse università, alla possibilità di viaggiare negli Stati Uniti e all’accesso a un appartamento della relatrice Onu a Washington. «Se utilizzate in modo appropriato – si legge nel ricorso – le sanzioni sono uno strumento potente per interrompere e indebolire le attività di terroristi, criminali e regimi autoritari. Tuttavia, le sanzioni vengono abusate quando mirano a mettere a tacere punti di vista sgraditi e a violare i diritti costituzionali di persone che il governo non gradisce».
Misure punitive che, spiega lo studio legale Steptoe, «sono descritte dagli esperti come “morte civile”» e che sono di solito applicate a «terroristi, boss della criminalità organizzata, leader militari genocidari, e «non a individui con la cui voce pubblica il governo non è d’accordo». È lì il punto su cui si concentra il ricorso, con un lungo elenco di leggi e sentenze che l’ordine esecutivo viola. A partire dalla base fondativa della democrazia statunitense: la Costituzione e il suo primo emendamento che protegge la libertà di espressione.




