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Italia, nessun piano per le case green: Commissione europea avvia una procedura d’infrazione contro l’Italia

La Commissione Europea ha messo in campo una procedura di infrazione contro l’Italia per mancato rispetto della scadenza del 31 dicembre 2025 entro cui avrebbe dovuto presentare delle proposte di piani nazionali di ristrutturazione degli edifici. Si tratta di uno strumento cardine per l’attuazione della Direttiva (UE) 2024/1275, nota come EPBD IV o Direttiva Case Green, pilastro fondamentale della transizione energetica europea. Vediamo nel dettaglio.

Il National Building Renovation Plan (NBRP)

I piani nazionali di ristrutturazione degli edifici (NBRP) sono strategici perché definendo traiettorie chiare e prevedibili a lungo termine, permettono di sostenere l’attuazione completa della Direttiva EPBD, garantendo stabilità e prevedibilità agli investimenti. Sono inoltre fondamentali per migliorare la prestazione energetica degli edifici, contribuendo così a ridurre le bollette energetiche per famiglie e imprese.

La presentazione tempestiva delle bozze permette una valutazione efficace delle strategie nazionali, assicurando che i piani finali siano completi, attuabili e allineati agli obiettivi aggiornati di clima ed energia dell’UE e dei singoli Paesi.

Quali tempistiche

L’Italia ha ora due mesi di tempo per rispondere alla lettera di messa in mora. In assenza di una risposta soddisfacente, Bruxelles potrà procedere con un parere motivato e, in caso di persistente inadempienza, con il deferimento alla Corte di Giustizia UE.

I contenuti chiave della Direttiva EPBD IV (Case Green)

Approvata in via definitiva dal Parlamento Europeo nel 2024 dopo un lungo negoziato (e con soli due voti contrari: Ungheria e Italia), la Direttiva rappresenta una versione “ammorbidita” rispetto alla proposta iniziale, ma resta ambiziosa. Tra gli obiettivi principali: riduzione media dei consumi energetici degli edifici del 16% entro il 2030 (rispetto ai livelli 2020), con target che sale al 20-22% entro il 2035 obbligo per gli edifici pubblici di nuova costruzione di essere a zero emissioni a partire dal 2028

stessa regola per i nuovi edifici privati, ma con slittamento al 2030.

Scadenze successive

Oltre ai due mesi per rispondere alla procedura d’infrazione, incombe una scadenza ben più stringente: entro il 29 maggio 2026 (due anni dall’entrata in vigore della Direttiva) gli Stati membri devono aver recepito ufficialmente le disposizioni dell’EPBD IV nel proprio ordinamento nazionale.

La situazione italiana

In Italia, al momento, non esiste traccia di un disegno di legge o decreto in discussione nelle Commissioni parlamentari competenti (Ambiente, Attività Produttive, Bilancio), né emergono dichiarazioni significative da parte del Governo o dei principali partiti politici sul tema. Il ritardo accumulato sulla sola bozza del piano nazionale rischia di compromettere l’intero iter di recepimento, esponendo il Paese a ulteriori e più gravi fasi della procedura d’infrazione.

 

fonte: adiconsum

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