HomeCronacaProcesso per la morte di Satnam Singh, Lovato condannato a 16 anni

Processo per la morte di Satnam Singh, Lovato condannato a 16 anni

Dopo il grave incidente nei campi, lo lasciò davanti casa con un braccio amputato. Antonello Lovato colpevole omicidio volontario con dolo eventuale, per lui era stata chiesta una condanna a 22 anni

La Corte d’Assise del tribunale di Latina ha condannato a 16 anni di carcere Antonello Lovato per omicidio volontario con dolo eventuale – con attenuanti – per la morte di Satnam Singh, avvenuta nell’estate del 2024 dopo un incidente sul lavoro nelle campagne pontine. Lovato, datore di lavoro del bracciante indiano, portò Satnam Singh, gravemente ferito a un arto, davanti casa a bordo di un furgone, con il braccio amputato poggiato in un cassetta per la frutta. Lo lasciò lì, invece di allarmare i soccorsi. L’uomo morì nei giorni successivi: inutili le cure in ospedale. La procura aveva chiesto 22 anni di carcere.

Le reazioni

“La condanna per la morte di Satnam Singh restituisce forza al principio secondo cui la vita di chi lavora non può essere trattato come merce usa e getta sacrificabile al profitto e chi schiavizza le persone calpestando la dignità di un altro essere umano non può rimanere impunito. La nostra fame di giustizia non si esaurisce in un’aula di Tribunale: l’indignazione per la morte di Satnam deve trasformarsi in impegno concreto da parte delle Istituzioni nella lotta al caporalato e allo sfruttamento nella filiera agroalimentare in direzione della valorizzazione delle aziende sane e nell’affermazione dei diritti per le lavoratrici e i lavoratori”. Così in una nota Gianpiero Cioffredi, dell’ufficio di presidenza di Libera, commentando la sentenza di primo grado per la morte di Satnam Singh. “Deve essere l’inizio di un radicale cambio di passo. Non più tavoli, non più promesse, non più passerelle. Servono leggi applicate, controlli continui, ispettorati che non siano gusci vuoti, aziende che rispondano penalmente quando lucrano sullo sfruttamento. Serve abolire la legge Bossi Fini che favorisce esclusione e marginalità di migliaia di persone dalla garanzia di diritti e dignità. Pretendiamo che la politica smetta di girarsi dall’altra parte. Pretendiamo che lo Stato sia presente dove oggi è assente: nei campi, nei ghetti, nelle baraccopoli, nei luoghi dove la dignità umana viene calpestata ogni giorno. Non possiamo più assistere a quel naufragio di umanità che ferisce la stessa idea di democrazia. Solo così la memoria di Satman potrà trasformarsi in seme di impegno e corresponsabilità per la giustizia sociale”, aggiunge Cioffredi.

“La condanna nel primo grado per la morte di Satnam Singh rappresenta un passaggio di giustizia importante e atteso. Una sentenza che rende giustizia alla memoria di Satnam, al dolore di Soni e della sua famiglia e che da’ forza alle lavoratrici e ai lavoratori”. Lo dichiarano la Cgil di Roma e Lazio, la Flai Cgil di Roma e Lazio, la Cgil di Frosinone Latina e la Flai Cgil di Frosinone Latina. “Attenderemo di leggere con attenzione le motivazioni della sentenza per una valutazione complessiva – proseguono le sigle sindacali – ma è un fatto importante che sia stato accertato ciò che affermiamo da due anni: la morte di Satnam Singh non è stata una fatalità ma frutto di scelte che hanno impedito al bracciante di salvarsi dopo quel gravissimo incidente.” Ora, concludono le sigle sindacali, “aspettiamo anche l’esito del secondo processo, che vede il datore di lavoro imputato per il reato di sfruttamento. La morte di Satnam è avvenuta dentro un sistema di sfruttamento fondato sul caporalato, sul lavoro irregolare, sul ricatto e sulla negazione dei diritti e della dignità delle persone. Per questo la sentenza di oggi assume un valore che va oltre il singolo processo ma guarda alla vita e alla dignità di chi lavora e ci responsabilizza a proseguire con ancora più forza la mobilitazione tutte le istituzioni alla responsabilità di contrastare con più forza ogni forma di sfruttamento”.

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