HomeAttualitàSacco e Vanzetti: quando si cercano capri espiatori

Sacco e Vanzetti: quando si cercano capri espiatori

Il 23 agosto 1927 Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono assassinati sulla sedia elettrica nel carcere di Charlestown, in Massachusetts.

Erano due immigrati italiani. Lavoratori. Poveri. Anarchici.

Nel 1920 furono arrestati con l’accusa di aver partecipato alla rapina di South Braintree, nella quale erano stati uccisi due uomini. Seguirono due processi.

Ma chiamarlo semplicemente “un processo controverso” è troppo poco.

Fu una farsa giudiziaria.

Un processo condizionato dal pregiudizio politico e razziale, nel quale le prove contro di loro erano fragili e contraddittorie, le testimonianze venivano contestate e la loro appartenenza politica e la loro origine italiana sembravano pesare più delle prove.

Sacco e Vanzetti erano diventati i colpevoli perfetti.

In un’America terrorizzata dagli anarchici e dagli immigrati, servivano dei nemici da mostrare al Paese. Furono scelti due uomini e trasformati in capri espiatori.

Per anni continuarono a proclamarsi innocenti. Ci furono proteste in tutto il mondo, richieste di un nuovo processo e nuove evidenze che avrebbero dovuto imporre una revisione del caso.

Non servì a salvarli.

Il 23 agosto 1927 furono uccisi.

Decenni dopo, il Massachusetts riconobbe ufficialmente che il procedimento era stato segnato dal pregiudizio e che Sacco e Vanzetti non avevano ricevuto un trattamento equo.

Ed è proprio per questo che oggi dobbiamo ricordarli.

Perché la storia dei capri espiatori non è finita.

Negli Stati Uniti l’ICE è diventata uno degli strumenti attraverso cui la paura dello straniero viene trasformata in politica: arresti, detenzioni, deportazioni, uccisioni. L’immigrato viene raccontato come un problema da eliminare, non come una persona soggetta al diritto.

E l’Europa?

Non è certo nella posizione di fare la morale.

Perché anche qui i governi fanno a gara a chi è più duro, si rimpallano i migranti, li spostano da un Paese all’altro e costruiscono accordi per tenerli lontani dai nostri occhi.

Persone trattate come pacchi. Come rifiuti. Come qualcosa da scaricare altrove.

E quando addirittura l’ICE pretende di bacchettare i Paesi europei, la risposta dovrebbe essere una sola:

pensate alle vostre abominevoli deportazioni. L’Europa non ha bisogno delle vostre lezioni.

L’Europa deve, però, finalmente decidere se vuole essere un’unione politica o soltanto un mercato.

Perché se siamo un’Europa, allora la gestione dell’immigrazione deve essere europea. Frontiere, accoglienza, integrazione e responsabilità devono avere una politica comune.

Non possiamo continuare a costruire capri espiatori per nascondere l’incapacità della politica e per fare campagna elettorale permanente.

Sacco e Vanzetti furono scelti perché erano stranieri, poveri e politicamente scomodi.

La lezione è semplice: quando una società ha bisogno di un nemico per sentirsi più sicura, il primo a morire è sempre il diritto.

E dopo il diritto, può toccare a chiunque.

Roberto Alicandri

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