
Ieri davanti a Montecitorio circa 300 persone hanno dato vita ad un presidio-maratona, decine di interventi contro il Ddl antisemitismo in discussione alla Camera in questi giorni. Dove la maggioranza di governo è decisa a giungere -entro i primi di ottobre- all’approvazione della norma bavaglio che limiterebbe la libertà di pensiero e la libertà di critica, addirittura verso i membri di un governo, quello di Israele, accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale internazionale.
Prima 5 minuti di rumore “per farci sentire da chi è rinchiuso nel palazzo” con fischietti e sirene e poi il via agli interventi. Tutti con lo stesso live motiv: criticare Israele non è antisemitismo.
La mobilitazione, promossa da oltre 250 organizzazioni, contesta in particolare l’adozione nel disegno di legge della definizione operativa di antisemitismo dell’Ihra. Secondo i promotori, il provvedimento rischia di restringere gli spazi di libertà di espressione, politica, culturale e accademica, fino a colpire la possibilità di criticare le politiche del governo israeliano, equiparando la critica al governo genocida all’antisemitismo. Tra i promotori, Amnesty International, Giovani palestinesi, Rete No bavaglio, Bds Italia, Arci, Fnsi, Anpi, realtà del mondo della scuola e dell’università. Al presidio hanno partecipato anche i sindacati Cgil e USB. In piazza anche la dem Laura Boldrini e Marco Grimaldi di AVS, tante bandiere palestinesi e qualche bandiera di partito, M5S, Sinistra Italiana, Rifondazione e Potere al Popolo.
Momenti di tensione alla fine della manifestazione quando alcuni individui estranei all’organizzazione, con due bandiere e appartenenti a movimenti filo iraniani, hanno prima disturbato gli interventi, tentando poi di impadronirsi del microfono. Ferma la condanna degli organizzatori che hanno stigmatizzato l’accaduto.




