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Il governatore Rocca vuole riaprire la clinica di Angelucci. Il Consiglio di Stato aveva imposto la chiusura

Vi proponiamo stralci questo intessante articolo pubblicato dal quotidiano Domani a firma di Linda Di Benedetto

Il governatore Rocca vuole riaprire la clinica dell’amico Angelucci

LINDA DI BENEDETTO

ROMA

La struttura sanitaria di Velletri in provincia di Roma è da tempo al centro di una disputa legale. Il Consiglio di Stato aveva imposto la chiusura. Ma ora l’amico Rocca vuole riaprirla.

Prima arrivano i milioni da pagare, poi la corsa per riaprire la clinica. È la doppia partita che la regione Lazio di Francesco Rocca sta giocando a quanto pare a favore del gruppo San Raffaele. Da una parte, come rivelato da Domani, ci sono quasi 80 milioni di euro che la giunta si appresta a riconoscere al gruppo sanitario della famiglia del deputato leghista Antonio Angelucci, in seguito alla condanna del Consiglio di Stato per vicende risalenti all’era Polverini, amministrazione anch’essa di destra.

Dall’altra, invece, c’è una questione che rischia di trasformarsi in un enorme favore sempre al gruppo Angelucci: in piena estate 2026, la macchina amministrativa regionale si è messa in moto per riaprire il San Raffaele di Velletri.

Il carteggio riservato, letto da Domani, mostra come a fronte di un’altra pronuncia definitiva del Consiglio di Stato — un verdetto tombale che ha confermato la chiusura della clinica di Velletri per abusi edilizi — gli uffici regionali abbiano comunque avviato una nuova procedura autorizzativa.

La sequenza è contenuta negli atti ufficiali prodotti tra luglio e settembre. Lo strappo iniziale si consuma quando la Asl Roma 6, con una nota, mette nero su bianco la persistenza degli abusi edilizi «conclamati in atti» e stoppa l’iter autorizzativo. A quel punto scatta il contropiede legale del San Raffaele SpA: con una memoria del 31 luglio scorso curata dallo Studio Zoppini, la società liquida i rilievi della Asl come «oggettivamente del tutto insussistenti» e frutto di «superficialità ed evasività», sostenendo che la regolarità fosse già garantita da semplici Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) di manutenzione.

Anziché difendere l’operato dei propri organi di controllo e far rispettare le sentenze di chiusura, la Direzione regionale salute guidata da Andrea Urbani accoglie le pretese della proprietà. E così il 30 luglio invia il parere favorevole di compatibilità per attivare 80 posti letto di Rsa in regime privatistico (20 intensivi, 10 estensivi e 50 di mantenimento).

La Asl Roma 6 invia i propri ispettori il 28 e 29 luglio 2026 e, il 7 agosto, rilascia il verbale con clausola di salvaguardia formale: chiarisce che gli esiti igienico-sanitari riguardano solo la struttura e «non attestano né sanano la legittimità urbanistico/edilizia dell’immobile», fissando contestualmente 63 prescrizioni obbligatorie da adempiere sui 125 posti di Medicina Generale, 29 di Riabilitazione e 16 di Lungodegenza.

La risposta del gruppo sanitario fondato dal parlamentare-editore sono immediati: tre settimane fa (il 3 settembre) il legale rappresentante, Carlo Trivelli, fa presente di aver adempiuto a tutti i 63 punti. Nemmeno una settimana dopo arriva l’accelerazione finale: la Direzione salute (a firma di Floriana Rosati e Andrea Urbani) scrive alla Asl chiedendo di estendere le verifiche ispettive per autorizzare anche la specialistica ambulatoriale e l’Assistenza domiciliare integrata. Né l’Asl né la Regione hanno risposto alla richiesta di replica.

La sentenza da 80 milioni

A sollevare interrogativi sul rapporto tra la Regione e il gruppo privato non è soltanto la volontà dell’ente pubblico di riaprire a ogni costo la clinica di Velletri, ma anche il percorso giudiziario tutt’altro che lineare, il cui esito è stato il riconoscimento agli Angelucci del pagamento milionario di quasi 80 milioni di euro da parte della regione Lazio.

La battaglia giudiziaria ha avuto un primo snodo fondamentale nel 2019: il Tar del Lazio aveva respinto integralmente le istanze della San Raffaele S.p.A. Parallelamente, la Corte d’Appello di Roma (sent. n. 8002/2022) in sede civile aveva rigettato un’ulteriore richiesta risarcitoria avanzata dal gruppo contro i tagli dei Decreti Commissariali (tra questi provvedimenti anche quello che ha poi portato al maxi risarcimento).

Eppure, il quadro difensivo si è capovolto in appello con la sentenza del 2023 della Terza Sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Michele Corradino — già capo di gabinetto Vicario con Claudio Scajola e all’ambiente con Stefania Prestigiacomo — che ha accertato la responsabilità della regione.

Dopo un’offerta di soli 3,07 milioni avanzata dall’ente nel febbraio 2025 e giudicata inadeguata, lo stesso Corradino ha guidato la sentenza d’ottemperanza del 2026, disponendo una consulenza tecnica affidata ad Elbano De Nuccio, presidente dell’ordine nazionale dei commercialisti dal 2022. De Nuccio — come ricostruito nel 2024 da Domani — è considerato una figura vicina all’attuale esecutivo.

A dover gestire il maxi debito sarà invece l’assessore al Bilancio Giancarlo Righini: spetterà a lui preparare l’atto da portare in giunta giovedì prossimo per dare il via libera al risarcimento.

Sulla vicenda ha già annunciato battaglia Alessio D’Amato, consigliere regionale. «Siamo di fronte a un doppio standard. Quando la magistratura emette sentenze favorevoli alla Regione Lazio — come nel caso dell’insanabilità edilizia della clinica di Velletri — il presidente Rocca, ignora le disposizioni vincolanti e fa di tutto per eluderle. Invece, se i giudici condannano l’ente a risarcire il suo ex datore di lavoro, la giunta si affretta a firmare l’assegno che devasterà i bilanci pubblici».

Fonte Il domani: https://www.editorialedomani.it/

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