Secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi dall’Istat, la povertà assoluta tra gli over 65 si attesta al 6,4%, coinvolgendo quasi 900.000 anziani. Sebbene la quota di pensionati in povertà estrema sia rimasta relativamente stabile negli ultimi anni, i report dell’Istituto e le analisi previdenziali evidenziano un forte impoverimento della classe media dei pensionati, schiacciata dalla perdita del potere d’acquisto dovuto all’inflazione e dalle forti disuguaglianze interne.
La trappola dei “pensionati sotto i 1.000 euro”. Il problema più diffuso non è solo la povertà assoluta, ma la forte vulnerabilità economica:La soglia critica: Quasi un terzo dei pensionati italiani (29,5%) vive con un reddito pensionistico inferiore a 1.000 euro al mese.
La perdita di potere d’acquisto: Anche se gli assegni aumentano nominalmente grazie alla rivalutazione automatica all’inflazione (pari all’1,4% per l’adeguamento, ma l’inflazione reale è al 4,2% ), i rincari sui beni alimentari, energetici e sanitari hanno eroso il valore reale della pensione rispetto agli anni passati.
I dati Istat indicano che la povertà tra i pensionati viene mitigata principalmente da due elementi: Lavoro e famiglia. Chi riesce a cumulare la pensione con redditi da lavoro o vive con familiari occupati vede crollare il rischio di povertà sotto il 6%. Al contrario, i pensionati soli e senza redditi aggiuntivi sono i più esposti.
L’affitto di casa rappresenta una delle spese più gravose; i pensionati che non possiedono un’abitazione di proprietà mostrano tassi di povertà decisamente più alti. Ma in questo momento è l’aumento delle bollette di luce e gas a rappresentare una delle voci più pesanti sul bilancio delle famiglie e, in modo particolare, su quello dei pensionati poveri.
Ocorrerebbe maggiore equità fiscale.I pensionati pagano le tasse alla fonte in modo rigido e subiscono il fenomeno del drenaggio fiscale (l’inflazione aumenta i numeri nominali ma fa perdere potere d’acquisto reale, mentre le aliquote IRPEF restano invariate o colpiscono i redditi fissi). Una riforma fiscale che alleggerisca il carico sui redditi da pensione medio-bassi e tuteli il potere d’acquisto netto. Interventi su sanità pubblica e spesa sociosanitaria
Poiché il caro-vita e l’aumento delle bollette costringono spesso gli anziani a rinunciare alle cure mediche. Un forte investimento sui servizi territoriali e sulla sanità pubblica, per evitare che i pensionati debbano scegliere se pagare una bolletta o comprare medicinali e visite specialistiche.
Interventi necessari, per ristabilire un minimo di pensioni dignitose a chi ha lavorato una vita, ma che al momento non compaiono nell’agenda del Governo, ne come priorità prima della scadenza elettorale.




