“Nel governo dobbiamo stare in guardia contro le richieste, non giustificate dalla realtà, del COMPLESSO INDUSTRIALE MILITARE. Esiste e persisterà il PERICOLO della sua disastrosa influenza progressiva. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione metta in pericolo la nostra democrazia. Solo il popolo allertato e informato potrà costringere ad una corretta interazione la gigantesca macchina da guerra militare in modo che SiCUREZZA e LIBERTÀ possano prosperare insieme. Dwight Eisenhower, presidente degli Stati Uniti d’America, 17 gennaio 1961, discorso di addio al popolo americano,alla scadenza del suo secondo mandato. Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate,che liberarono la nostra Europa dal nazifascismo, non era un pacifista, ma certamente se ne intendeva bene di guerra. Avrebbe potuto fare un discorso di circostanza, scelse di lasciare un messaggio impegnativo, volendo trasmettere alle future generazioni un monito salvifico. Non era un politico di professione era invece un generale, espressione di una società ordinata sulle leggi del capitalismo. Era un repubblicano conservatore, ma evidentemente un convinto democratico. Questo discorso non è molto conosciuto, forse perché stranamente non fa parte dell’antologia di quelli importanti dei presidenti americani. Non è molto citato, ma io lo trovo insuperabilmente chiarificatore come non mai in questo momento. Vi sono notizie confortanti dal resto del mondo,per chi ama la pace: Lula si afferma in Brasile; gli studenti serbi ce la fanno; forse Netanyahu viene mandato a casa dal popolo israeliano; forse Trump riceve una salutare lezione da quello americano. Questo non basta a fermare la criminale intenzione di Netanyahu a “completare il suo lavoro in Iran”. Auguriamoci che i risultati del voto americano di domani possano bloccare l’infame disegno di questi uomini malvagi.
Maria Vittoria Frittelloni




