Scanzonato e romano più che mai. Valerio Mastandrea, nei panni di regista, ha intrattenuto con disinvoltura da vendere il pubblico del cinema Astoria di Anzio, ieri sera in occasione della presentazione del suo primo film girato a Nettuno. Presente in sala, assieme al noto attore, anche Enrico Audenino che con Mastandrea ha scritto e coprodotto il lungometraggio, ambientato interamente sul litorale romano. “Ride affronta un tema pesante come quello delle morti bianche, e lo fa dalla parte dei personaggi che si ritrovano a vivere le ore che separano dal funerale di un operaio morto in fabbrica.

“Questo è un film che va visto con meno aspettative di queste – ha scherzato da subito l’attore poco prima della proiezione, rivolgendosi ad una sala straordinariamente piena per essere lunedì sera – Scherzo, vi ringrazio per essere qui, il confronto con il pubblico per me è fondamentale. In realtà non volevo fare il regista, ma avevo questa storia da raccontare, e non potevo farlo in veste di attore. Questo è un film pieno di cose mie, pieno di roba, come i primi amori, i primi dischi, i primi libri, dove vai sempre dritto anche se finisci per sbattere la capoccia – ha iniziato Mastandrea con quella sua cadenza romana e quel linguaggio verace che lo rende così autentico nelle sue interpretazioni – Perché ho scelto Nettuno? Mi faccio le domande da solo e ve lo dico subito… Mi serviva una piccola comunità, con un contesto industriale. Inizialmente avevo pensato a Civitavecchia, ma visitandola mi sono reso conto che tanto piccola non era. Insomma, una mattina mi sono svegliato e mi sono detto devo andare a Nettuno. Conosco questa zona perché venivo qui da piccolo al mare. Andavo a Lido dei Pini. Ho rifatto la Pontina dopo tanto e l’ho trovata uguale al 78. Avevo rimosso ad esempio il borgo medioevale però, aoh, siamo venuti qua, non credo di aver fatto un danno alla città – ha continuato facendo ridere il pubblico in sala. Nettuno mi sembrava il luogo adatto, anche se conosco meglio Anzio perché mio nonno mi portava a cena al porto, da piccolo”.
Il film, girato nel quartiere di Cretarossa, a pochi passi dal Grattacielo che fa da sfondo a buona parte delle scene, girate in un appartamento da cui si sente l’odore del mare, lascia intravedere le viuzze della città vecchia, piazzale Michelangelo, il santuario, il lungomare, dove uno degli attori protagonisti, il piccolo Pietro, corre in bicicletta cercando di “sfuggire” alla morte di suo padre.

foto ANSA

“Come è nata l’idea del film? Volevo raccontare la storia di una donna che non trova una spiegazione alla morte sul lavoro di suo marito. Avevo letto diverse interviste di donne che avevano perso in questo terribile modo persone care. Mi sono chiesto come queste persone elaborassero il lutto. Il grande tema del film è quanto abbiamo diritto di vivere le nostre emozioni? A Carolina, la protagonista (Chiara Martegiani nda) viene impedito di vivere il suo dolore privatamente, perché la vicenda è diventata un caso di stato. Il film è compresso in 24 ore, i personaggi vivono tutti per conto proprio il lutto. Ho dato un’impostazione un po’ teatrale. Volevo raccontare il coprifuoco emotivo di ognuno, affrontare il tema non in maniera scontata. Ho lavorato per eccesso, anche madre e figlio non interagiscono molto”. E alla domanda se farà un altro film, Mastandrea ha spiegato “non ne ho idea. Sono i personaggi che comandano le storie. Ride è dedicato a chi resta, al duro mestiere di continuare a vivere”.