“Il primo uomo”, stasera al Moderno di Anzio il film sulla conquista della Luna

IL PRIMO UOMO è un’opera ambiziosa, coraggiosa, umanissima; un compendio di generi cinematografici che si arricchiscono a vicenda: thriller, space-movie, melodramma lunare. Adattando la biografia ufficiale “First Man: The Life of Neil A. Armstrong” scritta nel 2005 dal Professor James R Hansen – studioso di storia aereospaziale all’Università di Auburn, Alabama – il Regista Damien Chazelle e l’abile sceneggiatore Josh Singer (quello di “The Post” e “Il caso Spotlight”) riescono a trovare un funzionale equilibrio tra la sfera privata di Armstrong e l’avventurosa genesi della conquista dello Spazio.

IL PRIMO UOMO racconta della conquista della Luna, dei suoi eroi e martiri, del sogno di una nazione. Si tinge soprattutto dei colori del melodramma familiare, scandagliando il lato oscuro dell’allunaggio, le ombre dolorose di una lunga, travagliata elaborazione del lutto. “Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità”. Questa frase la pronunciò Neil Armstrong quando, primo nella storia, mise il piede sulla Luna. Ma come si arrivò a quella storica missione? E chi era realmente l’astronauta e aviatore statunitense che, il 20 luglio 1969, compi la memorabile impresa? A tutto questo prova a rispondere l’ottimo IL PRIMO UOMO, una sorta di biografia, più dell’evento, però, che del singolo protagonista. Chazelle, alla regia, gioca una partita fin troppo chiara, contrapponendo, da una parte, lo spazio sconfinato, aperto, meraviglioso, mentre, dall’altra, c’è la personalità chiusa, introversa, “musona” di Armstrong. Chiunque abbia visto, del Regista Damien Chazelle, i precedenti “Wiplash” (2014) e “La La Land” (2016) sa cosa aspettarsi da IL PRIMO UOMO. L’esistenza dell’ingegnere aeronautico e pilota Neil Armstrong (Ryan Gosling) viene letteralmente sottoposta ad una prova di resistenza fisica e mentale alle soglie dello spazio. La vita di Armstrong viene raccontata partendo dagli anni precedenti la missione: la morte della figlia a 2 anni, i cambi di missione, la scomparsa di vari colleghi. La cosa più originale è il versante privato, controcanto intimista alla corsa allo spazio: Janet Shearon (Claire Foy), la moglie di Armstrong, vede la vanità della corsa allo spazio, che a tratti sembra intuire nella sua dimensione propagandistica, da guerra fredda: «Siete come ragazzini che giocano coi modellini» Ma questo elemento, come altri momenti appena accennati (un breve intervento d’epoca di Kurt Vonnegut, il montaggio alternato tra un decollo e una poesia antirazzista sull’uomo bianco nello spazio), sono depotenziati dal fatto che lo spettatore sa già che la missione sarà un trionfo. Da un certo punto, quella di Armstrong sembra diventare quasi un’ossessione, come se lui andasse sulla Luna per ritrovare senno e quiete, come l’Orlando furioso cantato da Torquato Tasso.
Sulla Luna per ricordare. Sulla Luna per dimenticare. Ricordare com’era il mondo prima, quando l’era digitale non era nemmeno un sogno lontano. E dimenticare il peso, i lutti, il dolore di cui è impastata la vita di ognuno di noi. Classe 1985, il Regista Chazelle non ha vissuto in diretta il leggendario evento del primo sbarco sulla Luna che il 20 luglio 1969 riunì in ogni angolo del mondo, davanti alla televisione, un’eccitata platea di quattrocento milioni di persone. Ma il giovane cineasta è rimasto colpito dall’idea di un cammino verso il successo costellato di rischi e fallimenti; nonché dalla personalità schiva di un iconico eroe, riluttante a considerarsi tale. C’era un tempo, pare dire Chazelle, quando volevamo portare la vita nel cosmo, tutti insieme. Mentre oggi preferiamo replicarla con strumenti sempre più perfezionati ma qui, sulla Terra.
IL PRIMO UOMO ha meritato 4 candidature ai Premi Oscar 2019, che saranno assegnati lunedì prossimo, 25 febbraio.
IL PRIMO UOMO sarà proiettato Lunedì 18 febbraio, nell’ambito della 28^ edizione della Rassegna “Invito al cinema”, presso il Cinema Moderno Multisala di Anzio, eccezionalmente agli orari: 16,15 – 19,00, a causa della superiore durata del Film (142 minuti)
(a cura del cineclub “La dolce vita”)