A Pomezia la Cgil Roma Sud Castelli ha avviato con una grande assemblea con centinaia di delegate e delegati, studenti, pensionati la campagna referendaria sul territorio : 5 referendum su lavoro e cittadinanza per i quali si voterà entro il 15 giugno.
I due referendum sui licenziamenti – il primo e secondo quesito che parlano al mondo delle grandi e delle piccole aziende : il 1° chiedendo la cancellazione del contratto a tutele crescenti, il famigerato Jobs act, contro il quale la Cgil è sempre stata contraria, è bene ricordarlo – e quindi si chiede la cancellazione di un doppio regime che oggi vige nelle aziende oltre i 15 dipendenti tra chi è stato assunto prima del 7 marzo 2015 e in caso di licenziamento ingiustificato ha ancora diritto alla reintegra, e chi, pur lavorando nella stessa azienda, con le stesse mansioni questo diritto non ce l’ha più perché è stato assunto dopo il 7 marzo 2015 e quindi ha diritto solo alla tutela risarcitoria, ed il 2° quesito che rafforza la misura del risarcimento nelle piccole aziende
Il 3° quesito che si rivolge al mondo della precarietà, scegliendo la forma oggi più diffusa , quella del contratto a termine, proponendo di rendere nuovamente obbligatorie, dal primo momento le causali, e quindi riaffermando un principio basilare, quello per cui la forma normale di contratto di lavoro è quello a tempo indeterminato, le altre sono eccezioni che vanno motivate e circoscritte
Il 4° affronta la materia degli appalti e della sicurezza sul lavoro, rafforzando la responsabilità solidale del committente rispetto agli infortuni sul lavoro ed alla malattia professionale per la parte non coperta dall’Inail – non c’e’ bisogno di molte parole per capirne l’importanza in un Paese in cui mille persone l’anno muiono di lavoro
E poi c’e’ il 5° quesito, sulla cittadinanza che chiede di modificare solo uno dei requisiti per la richiesta della cittadinanza previsti dalla legge, quello temporale, e quindi ridurre da 10 a 5 anni il tempo minimo di residenza legale ininterrotta nel Paese necessario per poter avviare le pratiche per la richiesta della cittadinanza, ma accanto a questo ci devono essere altri requisiti molto stringenti quali i redditi dimostrabili, la conoscenza della lingua italiana ecc—ed inoltre queste pratiche sono lunghe… oggi, come possono testimoniare i nostri uffici Inca ci si impiega 18/20 anni per ottenere una cittadinanza,….Non basta una vita. E questo vuol dire che ci sono milioni di persone perfettamente integrate nella società italiana che lavorano accanto a noi , e che vivono una condizione di serie B ed una maggiore ricattabilità e vulnerabilità. Ed i loro figli, c’e’ il tema enorme delle seconde, ma a volte persino terze generazioni, bambini e ragazzi in molti casi nati in Italia che parlano i nostri dialetti, vanno a scuola con i nostri figli e non hanno le stesse opportunità, devono aspettare la maggiore età per avviare un iter lunghissimo di richiesta della cittadinanza.
“5 SI che sono in grado di produrre cambiamenti reali, concreti, migliorare le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone- ha detto nel suo intervento la segreteria della Camera del lavoro Claudia Bella– e soprattutto rappresentano un segnale chiaro ed evidente di voler rimettere al centro le condizioni di lavoro, i diritti, di invertire un percorso in atto ormai da anni di destrutturazione del diritto del lavoro. Una volontà chiara, un segnale chiaro di un’inversione di tendenza : pensate quale effetto dirompente, quale potenza avrebbe un voto di questo tipo , segnerebbe uno spartiacque, un cambio di fase, sarebbe un fatto rispetto al quale nessun governo e nessuna forza politica potrebbe restare indifferente”.
“Il valore dei referendum va ben al di là delle 5 norme, pur importanti, che si chiede di abrogare,- ha aggiunto la segretaria-.il cambiamento che è in grado di produrre è molto più ampio, , per questo coinvolge tutte e tutti anche chi non è lavoratore dipendente, perché riguarda l’idea stessa di società, un modello diverso, fondato sulla libertà, solidarietà, giustizia sociale. Proprio come nel nostro volantino c’e’ un filo rosso che tiene insieme lavoro, sicurezza, dignità, cittadinanza, democrazia – non è solo un elemento grafico”
Un grande cambiamento che è possibile realizzare. Come? Con il voto
“Il Voto è la nostra rivolta” è lo slogan della campagna ed è’ un messaggio potente , in un Paese in cui circa la metà degli elettori non va a votare, perché è sfiduciato, arrabbiato, ma al tempo stesso rassegnato, perché pensa che votare non serve a nulla, che tanto non cambia nulla, la nostra campagna referendaria, prima ancora che una campagna per il SI è una campagna per il VOTO. Per riscoprire l’importanza e il valore di questo strumento, per andare a votare!
“Il voto è lo strumento, per la rivolta, per cambiare, per protestare, è la base di ogni democrazia, è uno strumento che non ci hanno regalato ma le generazioni prima della nostra si sono conquistati con le loro lotte, pensiamo al voto delle donne, all’emozione , cosi ben raccontata nel film C’e’ ancora domani, con cui le nostre nonne sono andate a votare la prima volta nel 46 come se andassero ad un appuntamento d’amore”.
“E quindi i referendum rappresentano anche e soprattutto questo, una grande campagna per la partecipazione e per la democrazia. Questa è la sfida che abbiamo dinanzi. – ha concluso Claudia Bella– E per questo partirà, a livello nazionale come sul territorio una grande campagna di informazione con volantinaggi e banchetti – i primi ci sono già stati lo scorso sabato, con assemblee, iniziative pubbliche e la creazione di comitati referendari nei luoghi di lavoro e sul territorio. Un lavoro enorme ci aspetta, ma davvero ognuno di noi può fare la differenza, , ogni voto in più costruisce un tassello del cambiamento che vogliamo”.