La legge di Bilancio per il 2026, approvata definitivamente dal Parlamento, contiene una nuova stretta sui pensionamenti anticipati che colpisce sia gli uomini sia, in misura maggiore, le donne e i giovani. Per le lavoratrici e per chi è interamente nel sistema contributivo (ha cioè cominciato a versare i contributi dopo il 1995) oltre all’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita (tre mesi in più per andare in pensione) vengono infatti cancellati due canali di uscita anticipata.
Le lavoratrici non potranno più utilizzare Opzione donna, che il governo ha deciso di non prorogare. I giovani, invece, non potranno più cumulare i contributi all’Inps con quelli versati ai fondi di previdenza integrativa per raggiungere l’importo minimo di pensione che, nel sistema contributivo, consente di lasciare il lavoro con tre anni di anticipo, a 64 anni.
Aumenti. Pensioni minime: aumentano di circa 3 euro, passando da 616,67 a 619,79 €.
Pensioni medie: un assegno da 1.000 € netti aumenta di circa 11 € al mese.
Meccanismo ISTAT: la rivalutazione applicata è differenziata per fasce, riducendo progressivamente l’aumento per le pensioni più alte, e si applicherà un ulteriore 1,3% per le pensioni più basse.
Significativo l’aumento dei requisiti di contribuzione e età pensionabile, che nel 2035 potrebbero portare a 43 anni e 8 mesi di contributi per la pensione anticipata.
Impatto su giovani e precari: la situazione penalizza soprattutto giovani, donne e precari, con carriere discontinue e salari bassi che costruiscono pensioni future inadeguate.
Per sostenere la previdenza integrativa (gestite da Banche e Assicurazioni) l’esecutivo Meloni ha invece introdotto il silenzio-assenso (60 giorni dal momento dell’assunzione) per chi viene assunto per la prima volta dal primo luglio prossimo, che favorirà il conferimento del Tfr ai fondi pension gestiti dalle Compagnie private.





