Negli ultimi mesi quello che sta accadendo all’Ospedale Riuniti di Anzio e Nettuno ha sempre meno il sapore di una riorganizzazione sanitaria e sempre più quello di uno smantellamento politico voluto dalla giunta regionale guidata da Francesco Rocca. Mentre si parla di efficienza, nei fatti si sottraggono servizi essenziali a un territorio intero: punto nascita chiuso, pediatria svuotata, ortopedia a rischio, ginecologia senza personale e reparto non ancora ultimato, pronto soccorso in affanno cronico, rianimazione nonostante gli annunci mai ultimata e con infiltrazioni d’acqua, infermieri allo stremo, una risonanza magnetica promessa e mai realmente installata e un SERD affidato a un medico over 70, gettonista, diviso addirittura con il carcere di Velletri.
Il tutto coperto da annunci e piani che restano sulla carta, mentre i cittadini sono costretti a spostarsi altrove o ad aspettare mesi per una prestazione, con un diritto alla salute che arretra giorno dopo giorno.
In questo scenario il centrodestra locale sceglie il silenzio, evitando lo scontro con la Regione e facendo finta che tutto vada bene mentre l’ospedale perde pezzi, dimostrando nei fatti che la difesa del territorio viene dopo gli equilibri politici e le fedeltà di partito.
Qui non siamo davanti a problemi tecnici, ma a una scelta politica precisa che penalizza le periferie e impoverisce la sanità pubblica, trasformando Anzio e Nettuno in territori di serie B, dove i servizi spariscono senza che nessuno alzi davvero la voce.
E mentre mancano medici, infermieri e reparti fondamentali, la politica regionale oltre a lodarsi da sola, fa ricostruzioni senza né dati ne numeri.
Il consigliere regionale di Nettuno Fabio Capolei di Forza Italia parla di dieci anni di criticità, ma è negli ultimi tre anni che l’ospedale ha visto il vero tracollo. Con il dottor Fabio Sorrentino andato in pensione e con il primario della ginecologia Paolo Moro costretto a turni massacranti fino all’infortunio, oggi sostituito da medici delle cooperative che hanno fatto saltare perfino le sedute operatorie.
Lo stesso consigliere che rivendica di aver “risolto” i problemi dei comodini del pronto soccorso con le bag, le buste per gli effetti personali dei pazienti.
Ma una cosa possiamo dirla con amara ironia: al CUP territoriale, però gli operatori non mancano mai.




