Dove men si sa, più si sospetta.
Questa frase, tratta da un Opera di Nicolo Machiavelli intitolata “Dell’ingratidudine”, è stata ripresa dal Sindaco di Anzio il 4 dicembre dello scorso anno, in occasione della “Giornata della trasparenza”, per dare un peso specifico all’evento in cui ha manifestato l’obbiettivo di ottenere per l’anno 2026 la certificazione del sistema di Gestione per la Prevenzione della corruzione secondo la norma “ISO 37001”.
A detta del primo cittadino, “non va vista come forma di repressione, ma si tratta di ulteriori passi e di una nuova programmazione dell’Ente. La trasparenza deve essere massima, per tutti e avere adeguata diffusione. Questo evita di essere sospettati, ma soprattutto di lavorare con serenità, tranquillità e puntualità verso i cittadini”.
Dal punto di vista di chi vi scrive, l’aforisma è un invito a riflettere su come tale sentimento possa intaccare il tessuto sociale e politico, prospettandosi alla stregua di un monito per coloro i quali assumono ruoli di responsabilità, sottolineando la necessità di una certa cautela nelle proprie azioni e nelle proprie aspettative dagli altri.
Da qualunque prospettiva si volessero osservare ambo i punti di vista, mi sorge pero’ spontanea una domanda. Se, l’Amministrazione anziate ci tiene tanto a palesarsi col massimo della trasparenza (e non nutro dubbi su questo), per quale motivo tanti cittadini in questi mesi si stanno lamentando del contrario? Mancati riscontri alle richieste di accesso agli atti (legge 241/90), per esempio.
Smentitemi, se lo ritenete opportuno e motivato, fornendo una valida spiegazione non al sottoscritto, ma a chi ve la chiede da tempo. Una cosa che si puo’ fare anche in piazza e non necessariamente nelle aule di Tribunale.
Eduardo Saturno




