Dopo le rassicurazioni, le famiglie restano senza sostegno
Il precedente bando efamily della Regione Lazio per la disabilità gravissima è terminato a dicembre 2025.
A fine febbraio 2026 il nuovo bando non è ancora stato pubblicato.
Questo significa che, anche nella migliore delle ipotesi, le famiglie resteranno per almeno tre o quattro mesi senza alcun pagamento.
Una situazione che, insieme alla consigliera regionale Droghei, avevo già denunciato e previsto. Negli ultimi mesi la Regione aveva più volte rassicurato sulla continuità della misura e sui tempi di pubblicazione, ma quelle rassicurazioni non hanno trovato riscontro nei fatti.
Non si tratta di un ritardo formale ma di una interruzione reale del sostegno assistenziale. Le persone con disabilità gravissima necessitano di assistenza continua, spesso ventiquattro ore su ventiquattro, e gli assistenti familiari devono essere retribuiti ogni mese indipendentemente dai tempi della pubblica amministrazione e dalla incapacità politica chi governa la Regione.
I caregiver si trovano ancora senza certezze economiche e sono stati costretti ad anticipare di tasca propria costi elevati oppure a ridurre l’assistenza, con conseguenze immediate sulla vita quotidiana delle persone più fragili.
Quando un sostegno pubblico di questo tipo si interrompe, non si blocca una pratica amministrativa: si trasferisce sulle famiglie l’intero peso del sistema assistenziale.
La situazione attuale non può essere considerata fisiologica.
Il problema non è la tempistica di un provvedimento, ma l’assenza di continuità in una misura essenziale.
È necessario un intervento immediato della Regione Lazio che garantisca la copertura del periodo senza bando e la pubblicazione in tempi certi della nuova misura. Ogni ulteriore attesa aumenta il rischio di interruzione dell’assistenza domiciliare e di aggravamento delle condizioni familiari.
I contributi efamily per la disabilità gravissima non possono essere sospesi, così a lungo.
Le famiglie non chiedono privilegi ma non vogliono nemmeno essere prese in giro.
Roberto Alicandri




