Una ventina di indagati nell’ambito della maxi inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.
Un sodalizio criminale che, con metodi mafiosi gestiva – secondo le ipotesi accusatorie – spaccio, estorsioni, ma dialogava anche con la Politica, risultavano indagati, avevano ricevuto la comunicazione della chiusura dell’inchiesta a loro carico, qualcuno aveva anche una qualche misura cautelare minore (non detenzione o domiciliari) ma di fatto nulla di più. – come riporta il quotidiano Latina Oggi – Adesso questa serie di soggetti indagati, dovrà comparire il 6 maggio prossimo davanti al giudice per l’udienza preliminare di Roma a cui la Procura presso la Dda ha chiesto il rinvio a giudizio. A loro volta le difese dei soggetti indagati, potranno decidere, in caso di accoglimento della richiesta, di procedere in dibattimento o con un rito alternativo (patteggiare o abbreviato). Tra questi indagati vi sono il “boss” Patrizio Forniti catturato in Marocco e in attesa di estradizione, la moglie che era con lui, ma soprattutto l’ex sindaco di Aprilia Antonio Terra, l’ex assessore e consigliere comunale Luana Caporaso, l’allora dirigente “ad interim” del V Settore, l’architetto Paolo Terribili. Con loro anche l’imprenditore Urbano Tesei, proprietario dell’omonima ditta che ottenne l’appalto per il trasporto pubblico, appalto al centro dell’inchiesta.
A loro carico infatti gli inquirenti contestano di essersi adoperati proprio per l’affidamento del Tpl all’imprenditore. Le indagini infatti, che si erano incentrate sull’allora vice sindaco di Terra, Lanfranco Principi, portarono ad ascoltare alcune conversazioni in cui sarebbero emersi le posizioni del sindaco, dell’assessore e del dirigente.
Principi, che deve rispondere di concorso esterno in associazione, di voto di scambio, è attualmente a processo. Era infatti finito agli arresti domiciliari, ma non per la turbativa d’asta in concorso con gli altri esponenti politici. Quello del Tpl fu uno degli appalti più importanti degli ultimi anni per la città di Aprilia. La ditta è finita anch sotto controllo giudiziario.
Antonio Terra e l’assessore Luana Caporaso figurano tra gli indagati non raggiunti da alcuna misura cautelare. All’epoca dei fatti oggetto di indagine avevano un ruolo primario in Comune, ma al momento dell’operazione che ha sconquassato Aprilia, erano “semplici consiglieri di minoranza” senza più incarichi. Il Gip aveva respinto qualsiasi misura, soprattutto quella richiesta dalla Dda, dei domiciliari.



