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Nel Lazio la sanità privata mangia oramai la fetta più grande dei fondi stanziati. Mentre gli Ospedali pubblici perdono fondi e posti letto

Nuovo piano rete ospedaliera della Regione Lazio targata destra: meno letti negli ospedali pubblici, più spazio ai privati. Nel Lazio gli ospedali privati accreditati arriva oramai la fetta maggioritaria dei fondi stanziati, con i soldi delle tasse pagate dai cittadini. Si tratta di una ormai chiara scelta politica.

Il nuovo Piano della rete ospedaliera 2026–2028 della Regione Lazio, guidata da Francesco Rocca, introduce un taglio complessivo di 346 posti letto per adeguarsi ai vincoli nazionali. Una scelta presentata come un riequilibrio del sistema, ma che nei fatti ridisegna i rapporti tra sanità pubblica e privata.

A perdere di più è il pubblico, con 130 posti letto in meno distribuiti tra diversi ospedali del territorio, dai presidi più piccoli fino alle grandi strutture romane. Parallelamente, il sistema privato non solo regge, ma in alcuni casi rafforza la propria posizione. Alcuni grandi gruppi, come quello legato a Antonio Angelucci – parlamentare leghista e ex datore di lavoro del presidente Rocca – mantengono intatta la propria dotazione.

Intanto, però, ospedali pubblici come Anzio, Amatrice, Formia o Tivoli subiscono riduzioni significative. Il risultato è un sistema sempre più in equilibrio numerico tra pubblico e privato: 51% contro 49%. Un dato che si discosta nettamente dalla media nazionale, dove il privato pesa molto meno.

A questo si aggiungono due elementi cruciali: da un lato la liberalizzazione delle grandi tecnologie diagnostiche nel settore accreditato, dall’altro i ritardi nello sviluppo dell’assistenza territoriale, con Case della Comunità e Ospedali di Comunità ancora lontani dagli obiettivi previsti.
Nel complesso, il piano conferma una direzione chiara: La sanità pubblica senza aiuti verso la dismissione, quella privata sempre più finanziata.

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