HomeAttualitàNazionaleTrump e l’arroganza imperialistica: quando la Dottrina Monroe diventa un alibi

Trump e l’arroganza imperialistica: quando la Dottrina Monroe diventa un alibi

L’idea che Donald Trump potesse “sequestrare” Maduro, e lo dice uno che da democratico non ha particolare simpatia per il leader venezuelano, non è solo politicamente scandalosa, ma è giuridicamente infondata, storicamente distorta e moralmente inaccettabile. È l’ennesima manifestazione di una mentalità imperialistica che confonde la forza con il diritto e l’egemonia con la legittimità.

Maduro, che piaccia o no, è il capo di Stato di un Paese sovrano, come Orban o Erdogan, per fare alcuni esempi. E il Venezuela è riconosciuto dalla comunità internazionale ed è membro delle Nazioni Unite. Questo basta, sul piano giuridico, a rendere assurda qualsiasi ipotesi di cattura o “sequestro” da parte di un altro Stato. Il principio di sovranità e l’immunità dei capi di Stato non sono dettagli negoziabili: sono il fondamento dell’ordine internazionale. Calpestarli significa tornare alla legge del più forte.

In questo contesto viene spesso evocata la “Dottrina Monroe”, e ormai trasformata in un feticcio ideologico. Ma la “Dottrina Monroe” non autorizzava gli Stati Uniti a intervenire militarmente, rovesciare governi o rapire leader politici nelle Americhe. Era invece, nella sua formulazione originaria, una dichiarazione contro il colonialismo europeo, non una patente di dominio statunitense sull’intero continente. Usarla oggi per giustificare ingerenze e minacce è una mistificazione storica funzionale solo all’imperialismo trumpiano.

Ancora più grave, però, è che questa narrativa venga avallata anche da leader europei. Quando Giorgia Meloni afferma che l’intervento degli Stati Uniti sarebbe “legittimo”, non sta semplicemente esprimendo un’opinione politica: sta accettando l’idea che il diritto internazionale sia subordinato alla volontà di Washington. È una posizione che tradisce qualsiasi pretesa di autonomia europea e rivela una sudditanza culturale prima ancora che geopolitica.

Definire “legittimo” l’intervento di una potenza straniera contro un capo di Stato significa negare i principi che l’Europa dovrebbe difendere: la legalità internazionale, il multilateralismo, il rifiuto della forza come strumento politico. E mette in pericolo l’integrità geografica stessa dei Paesi dell’Unione, come rischia di succedere alla Groenlandia danese. È insomma un “doppiopesismo” evidente: quando l’intervento lo fanno gli Stati Uniti diventa “esportazione della democrazia”, quando lo fanno altri è “aggressione”.

L’indignazione di ogni democratico dovrebbe nascere proprio da qui. Non solo dalla tracotanza americana, ma anche dal silenzio, o peggio, dalla complicità di chi dovrebbe rappresentare un argine a questa logica. Se una leader europea, come la Meloni, legittima l’idea che un Paese possa decidere chi governa un altro Stato ed impossessarsi impunemente del suo petrolio, allora il problema non è solo Trump: è il collasso morale della politica occidentale e democratica.

Il diritto internazionale non può essere à la carte. O vale per tutti, o non vale per nessuno. Il mondo non ha certo bisogno di nuovi bulli globali. Ha bisogno invece, mai come ora, di regole rispettate. Anche e soprattutto quando non convengono ai più forti e ai loro interessi economici.

Roberto Alicandri

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