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Nettuno. Lo “sbarco al contrario” che celebra gli oppressori

[sg_popup id=”106217″ event=”inherit”][/sg_popup]Polemiche e reazioni si stanno scatenando in queste ore in merito alle singolari celebrazioni dello sbarco alleato. Quello del 22 gennaio 1944 quando le truppe di liberazione sbarcarono sulle spiagge di Nettuno ed Anzio per liberare l’Italia dall’occupazione tedesca. Le immagini dell’ostentazione di camice nere e divise fasciste e naziste ai piedi di un carro armato tedesco nella piazza del comune di Nettuno.

Le frasi postate sui social di un consulente chiamato dal Comune e dall’Università Civica nelle quali si afferma “finalmente i camerati germanici sono venuti a liberarci”. Hanno fatto inorridire quanti quella guerra l’hanno subita dal vivo e di chi ha subito lutti in famiglia, e oggi ricorda gli orrori del nazismo e del fascismo e i tanti che ogni anno omaggiano le migliaia di soldati morti per liberare l’Italia dall’occupante tedesco. Chi ha responsabilità in questo “sbarco al contrario” che celebra più gli oppressori che i liberatori, vediamo se domani, davanti alle Autorità statunitensi e davanti a quelle croci, avrà il coraggio di affermare che quei ragazzi sono morti per una causa sbagliata: la libertà.

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Claudio Pelagallo
Claudio Pelagallohttp://www.inliberauscita.it
Giornalista pubblicista, iscritto all'albo Nazionale dal 1991. Ordine Regionale del Lazio. Ha collaborato come corrispondente con diverse testate: Il Messaggero, Il Tempo, Il Corriere dello Sport, La Gazzetta di Parma. Direttore responsabile Inliberauscita

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