HomeAttualitàDdl stupri, “dissenso” al posto di "consenso" e pene ridotte: grave arretramento

Ddl stupri, “dissenso” al posto di “consenso” e pene ridotte: grave arretramento

Un nuovo testo in Commissione, ma per le opposizioni la “mediazione” di Bongiorno annacqua la proposta di legge. Ghiglione, Cgil: “Grave arretramento”

La commissione Giustizia del Senato voterà la prossima settimana la nuova riformulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale presentata dalla senatrice Giulia Bongiorno, relatrice del provvedimento. Il testo segna un cambio di impostazione rilevante: al centro non c’è più il concetto di consenso, ma quello di “dissenso” rispetto all’atto sessuale.
“È un gravissimo arretramento quello proposto da Giulia Bongiorno in materia di stupro”, dichiara la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione.<

Dal consenso al dissenso: cosa prevede il nuovo testo

Nella proposta riformulata viene chiarito che la volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto del contesto e delle circostanze in cui il fatto avviene. L’atto è considerato contrario alla volontà della persona anche quando viene compiuto a sorpresa o approfittando dell’impossibilità, nel caso concreto, di esprimere un dissenso.

Scompare dunque il riferimento al “consenso libero e attuale”, formula contenuta nel testo approvato all’unanimità dalla Camera e frutto di un accordo bipartisan tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein.

“Il consenso, sul quale Meloni e Schlein avevano trovato un accordo a novembre, è un concetto già ripreso dalle convenzioni internazionali e dalla nostra giurisprudenza – ricorda la dirigente sindacale – con sentenze della Corte di Cassazione che parlano di ‘consenso libero e attuale’. Non solo un concetto giuridico, ma anche culturale – aggiunge Ghiglione– che dovrebbe far parte di quella educazione all’affettività di cui c’è tanto bisogno e di cui il Governo non vuol sentir parlare, preferendo sempre e solo la strada dell’inasprimento delle pene di fronte a vite ormai distrutte”.
Le pene: distinzione e riduzione delle sanzioni

Un altro punto centrale della riformulazione riguarda il sistema sanzionatorio. Per la violenza sessuale “semplice”, senza ulteriori specificazioni, la pena prevista scende a una reclusione da 4 a 10 anni, rispetto ai 6-12 anni stabiliti dal testo approvato in prima lettura.

Resta invece invariata la pena più severada 6 a 12 anni, nei casi in cui il reato sia commesso con violenza o minaccia, abuso di autorità o approfittando di condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima. Per le ipotesi di minore gravità, le pene potranno essere ridotte fino a due terzi, tenendo conto delle modalità della condotta, delle circostanze e del danno fisico o psicologico subito.

Il nodo politico: opposizioni all’attacco

Il passaggio dal consenso al dissenso ha riacceso lo scontro politico. Le opposizioni giudicano la scelta “inaccettabile”, sostenendo che in questo modo il rischio sia quello di spostare sulla vittima l’onere di dimostrare l’esistenza di un dissenso esplicito.
Secondo Pd Avs, la nuova formulazione potrebbe favorire fenomeni di vittimizzazione secondaria, riportando nei processi elementi come lo stato di ebbrezza, l’abbigliamento, l’assunzione di sostanze o i tempi della denuncia.

 

 

fonte: collettiva.it

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