Lo avevano detto, lo hanno fatto. Telemeloni ha negato a Sigfrido Ranucci la tutela legale sul caso Cipriani-Minetti al conduttore di “Report”.
Il motivo? Perché, con le dichiarazioni rilasciate a “È sempre Cartabianca” sulla possibile presenza del ministro Nordio nel ranch di Cipriani in Uruguay, secondo l’azienda non avrebbe agito come dirigente e dipendente Rai.
Ma questo è assolutamente falso.
In quell’occasione – a prescindere dal merito della notizia – Ranucci stava anticipando un’inchiesta svolta dalla sua trasmissione, Report, e di conseguenza – come sostiene lo stesso Ranucci – connessa alla sua attività professionale e giornalistica.
Voltargli le spalle e negargli il sostegno è un chiaro tentativo di indebolire lui e il suo programma, come peraltro la destra ha continuato a fare in questi anni con querele più o meno temerarie, prima e pure dopo l’attentato.
Durissime le parole del Movimento 5 Stelle: “Ci sembra chiaro che l’unico obiettivo di Giampaolo Rossi, agli ordini di Giorgia Meloni e di Fazzolari, sia quello di far fuori il conduttore e di indebolire Report. Stavano cercando l’occasione e pensano di averla trovata in questo modo vergognoso”.
È in atto, non da oggi, un tentativo di delegittimazione nei confronti di Ranucci, che ha chiarito comunque di voler rinunciare a ogni tutela e a difendersi come privato cittadino.
Ma resta quella che è e resterà una grave, ennesima, macchia nella storia della Rai.
Io sto con Sigfrido Ranucci, uno degli ultimi baluardi dell’informazione sul fu Servizio pubblico.
Lorenzo Tosa



