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Per fare cassa il Governo colpisce le famiglie più fragili tramite il modello 730

C’è un modo molto semplice per capire chi paga davvero le scelte economiche del Governo Meloni: *basta guardare il modello 730*.

Nel silenzio generale, da quest’anno migliaia di famiglie hanno avuto una brutta sorpresa. È stata cancellata la detrazione IRPEF per gran parte dei familiari fiscalmente a carico. Fratelli, sorelle, cognati, suoceri e tanti altri parenti conviventi, che fino allo scorso anno consentivano di ottenere una detrazione fino a circa *750 euro l’anno*, oggi non danno più diritto a quel beneficio fiscale.

Una scelta che pesa soprattutto su chi ha meno. Pensiamo a chi vive con un fratello disabile, a una sorella senza lavoro, a un familiare fragile che non ha alcun reddito. Persone che già sostengono economicamente un peso enorme e che oggi vengono colpite da un’ulteriore stangata.

Per molte persone anziane che vivono con una pensione modesta, quella detrazione rappresentava un aiuto concreto. Chi mantiene un figlio adulto disoccupato o un fratello con disabilità spesso perde decine di euro ogni mese. In alcuni casi si arriva a *oltre 70 euro mensili*, una somma che, per chi percepisce una pensione minima o poco superiore, può significare anche quasi il *10% del reddito disponibile*. Soldi che servivano per pagare bollette, medicine o fare la spesa.

C’è poi un dettaglio che smaschera definitivamente la natura di questo provvedimento. Per un figlio disoccupato fino a *30 anni* la detrazione rimane; dal giorno del *31° compleanno*, anche se quel figlio è ancora senza lavoro, continua a vivere con i genitori ed è totalmente mantenuto dalla famiglia, il beneficio sparisce. Una norma che sfida il buon senso prima ancora del diritto. Davvero qualcuno pensa che in Italia oggi basti compiere 31 anni per trovare un lavoro stabile? O che il costo di mantenere un figlio disoccupato svanisca allo scoccare della mezzanotte del compleanno? No. L’unica cosa che cambia è il bilancio dello Stato, che incassa di più togliendo risorse proprio alle famiglie più fragili. Non è una misura contro i furbi: è una misura che fa cassa sulla disperazione di chi continua a mantenere un figlio adulto perché il lavoro non c’è.

Il Governo continua a raccontare di essere dalla parte della famiglia, ma nei fatti toglie risorse proprio a chi della famiglia si prende cura davvero. A chi assiste un disabile, mantiene un fratello senza lavoro o sostiene un parente in difficoltà.

La sensazione è che, pur di reperire risorse per finanziare altre priorità – a partire dall’aumento della spesa militare richiesto dagli impegni internazionali – si continui a rastrellare denaro dove è più facile: non dai grandi patrimoni, non dagli extraprofitti, ma dalle tasche delle famiglie normali e dei pensionati.

È la solita politica dei due pesi e due misure: grandi proclami sulla famiglia, poi, quando si tratta di scrivere la legge di bilancio, i sacrifici vengono chiesti sempre agli stessi. A chi non ha potere, a chi non ha lobby, a chi ogni giorno supplisce con il proprio stipendio o con la propria pensione a ciò che lo Stato non garantisce più.

Perché quando un Governo decide dove tagliare, sta anche dicendo quali cittadini ritiene sacrificabili. E colpire chi mantiene economicamente un fratello disoccupato, una sorella con disabilità o un familiare in difficoltà significa voltare le spalle proprio a quella solidarietà che la politica dovrebbe sostenere, non punire.

Roberto Alicandri

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