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L’intervento del sindaco Aurelio Lo Fazio all’inaugurazione dell’Ospedale e Casa di comunità di Anzio Villa Albani

“La situazione delle liste d’attesa è peggiorata”

Signor presidente, direttore generale, autorità, personale di Villa Albani e cittadini, buongiorno.

L’apertura di due servizi territoriali, come la casa e l’ospedale di comunità, non possono che essere salutati con favore. È quella “sanità di prossimità” che auspico dal momento del mio insediamento, a dicembre 2024, ricordando come il modello basato sull’esclusiva centralità degli ospedali non è più attuale.

E’ auspicio di tutti che tale servizio diminuirà l’attesa “presa in carico” del cittadino, rispondendo a esigenze che vanno dalla prevenzione all’assistenza socio sanitaria, fino alle cronicità o alle fasi di riabilitazione.

È pertanto preziosa la programmazione decennale che la Regione Lazio ha immaginato per questo territorio.

Sono certo che queste strutture, una volta a regime, consentiranno di evitare accessi impropri in pronto soccorso e di conseguenza ricoveri non dovuti, riuscendo a intercettare per tempo le necessità delle persone in condizioni di fragilità o cronicità ma che non hanno una situazione acuta, tale da richiedere la necessità di recarsi in ospedale.

È dalla prima conferenza locale sulla sanità alla quale ho avuto modo di partecipare, a maggio del 2025, che sostengo la necessità di potenziare non solo l’ospedale “Riuniti” ma la rete territoriale, dalle unità di cure primarie agli ambulatori, dalle campagne di screening ai follow up. In quella occasione mi astenni sull’atto aziendale, a riprova del fatto che non ho alcun preconcetto o che ne faccio una questione di appartenenza politica, essendo la salute un bene garantito dall’articolo 32 della Costituzione.

Quale sindaco, però, ho il dovere di farmi carico delle istanze di una città che conta oltre 62.000 residenti e che in questo periodo vede crescere a dismisura le presenze. Istanze che sono state riportate in due recenti incontri in Consiglio Regionale, alla presenza in un caso anche dei comitati cittadini, che il direttore generale conosce e che presento anche a lei, presidente.

1) La situazione delle liste d’attesa è peggiorata. Solo per fare un esempio, non abbiamo disponibilità ad Anzio e Nettuno per una colonscopia, un elettrocardiogramma da sforzo, l’ecografia bilaterale della mammella. Sono dati facilmente reperibili e che può verificare da solo, mi auguro che strutture come quelle odierne possano sopperire alle esigenze almeno della popolazione più anziana perché come certamente saprà, spesso le prestazioni che qui non sono possibili vengono proposte se va bene a Roma, ma c’è anche il rischio di dovere andare a Cassino o Tarquinia.

2) È necessario – per le rispettive competenze – definire la centralità del ruolo dell’ospedale “Riuniti” che dovrà diventare quello del Litorale sud della Città Metropolitana di Roma e dei servizi sul territorio.

3) Spero si sia provveduto ad aumentare il personale nella stagione estiva. So benissimo – e concordo – che il ruolo dell’ospedale del Litorale sud deve essere quello di ‘spoke’ ovvero garantire servizi essenziali, stabilizzare i pazienti e inviarli in casi gravi agli ‘hub’ ma proprio per questo era ed è auspicabile e necessario un aumento di personale, a cominciare dal pronto soccorso. Incremento che avevamo proposto si potesse garantire attraverso una mobilità mirata durante la stagione estiva, anche attraverso strumenti di incentivo come avviene già in altre aziende. Una necessità che farebbe fronte all’immancabile affollamento del pronto soccorso, consentirebbe di garantire i servizi e l’assistenza in tutti i reparti, oltre che nelle strutture che si vanno a inaugurare oggi.

4) Nel prendere atto con soddisfazione dell’apertura della ginecologia (12 letto più 6 di day surgery), l’assunzione di un primario di ortopedia e finalmente di una psico oncologa, faccio notare che occorrono certezze sui progetti avviati. Cito a titolo di esempio la nuova risonanza magnetica, l’ampliamento di pronto soccorso e medicina d’urgenza, il blocco operatorio al momento fermo per questioni amministrative.

5) La programmazione regionale prevede la realizzazione di un hospice pubblico proprio qui, dove siamo oggi, con la previsione di nove posti letto. Da quanto mi risulta, sussistono difficoltà tecnico operative per la realizzazione all’interno di Villa Albani. Ho proposto, da tempo, che si possa avviare una interlocuzione con Difesa servizi per arrivare a una concertazione e far sì che una parte dell’ospedale militare che si trova proprio qui di fronte possa essere adeguata in tempi brevi. Sappiamo quanto sia importante l’assistenza nella fase terminale della vita e realizzare ad Anzio il primo hospice pubblico – da tempo previsto – avrebbe un importante significato. L’ipotesi dell’ospedale militare può essere perseguita attraverso un protocollo d’intesa da sottoscrivere in tempi brevi. È una proposta, presidente, che oggi presento anche a Lei e che nello spirito di collaborazione istituzionale la invito a prendere in considerazione. Insieme, nell’interesse dei cittadini, possiamo raggiungere l’obiettivo e raggiungere l’accordo con Difesa servizi.

Concludendo, permettetemi un passaggio che è istituzionale e personale al tempo stesso. La Villa Albani che abbiamo oggi e che diventa Casa e Ospedale di comunità oltre a offrire i servizi che conosciamo, è stata immaginata da un medico che è stato anche sindaco, impegnato come pochi nelle politiche sanitarie di questo territorio. Per questo sento di ricordare, certo che lo apprezzeranno quanti lo hanno conosciuto, il dottor Luciano Mingiacchi al quale idealmente vorrei dedicare questa giornata con la quale inizia – ne sono certo – un percorso virtuoso di “buona sanità”.

 

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