PEDAGOGIA IN GioCo
Rubrica pedagogica a cura della maestra Giorgia Costantini
Prendersi cura
“Cara maestra,
mio figlio ci chiede da tempo di prendere un cane. Ha otto anni e promette che gli darà da mangiare, che lo porterà fuori e che se ne occuperà sempre lui. Io amo gli animali, ma so già che, passato l’entusiasmo iniziale, molte di queste cose toccheranno a noi adulti. E allora mi domando: avere un animale può davvero insegnare a un bambino ad essere più responsabile oppure è soltanto una delle tante promesse che fanno quando desiderano qualcosa?
Una mamma”
Cara mamma,
probabilmente sì: qualche volta toccherà a lei riempire quella ciotola dimenticata. E ci saranno mattine in cui suo figlio non avrà nessuna voglia di occuparsi del cane che aveva solennemente promesso di accudire “per sempre”.
Ma forse il valore educativo di crescere con un animale non sta nel mantenere perfettamente quella promessa.
Sta in tutto quello che accadrà nel frattempo.
Quando un animale entra in una famiglia, entra innanzitutto una Vita. Non un giocattolo, non un premio, non qualcosa che appartiene al bambino. Una vita con i propri tempi, i propri bisogni, le proprie paure e persino con il diritto di non avere voglia di noi.
Ricordo bene quando arrivarono i nostri animali a casa. Tra le prime cose che dovetti insegnare c’era un semplicissimo: “Non stringere troppo.”
Piano.
Lascialo andare.
Adesso non vuole giocare.
Sta dormendo, non disturbarlo.
Frasi piccole, quotidiane, apparentemente rivolte soltanto a proteggere un animale. E invece, mentre le pronunciamo, stiamo insegnando qualcosa di enorme a un bambino.
Gli stiamo insegnando che amare qualcuno non significa possederlo.
Un bambino può dire “è il mio cane”, “è il mio gatto”, e naturalmente comprendiamo cosa intende. Ma lentamente possiamo aiutarlo a scoprire una sfumatura diversa: quell’animale vive con lui, non per lui.
Io voglio accarezzarlo, ma lui si allontana.
Io voglio giocare, ma lui dorme.
Io vorrei tenerlo ancora in braccio, ma lui vuole scendere.
Ed è proprio in quel momento che comincia una piccola, preziosissima educazione al rispetto.
Voler bene significa anche saper lasciare andare.
La palestra quotidiana della cura
Dall’età scolare questo rapporto può assumere un significato ancora più importante. Il bambino può iniziare ad avere piccoli compiti adeguati alla sua età: controllare che ci sia l’acqua, preparare il cibo con l’adulto, spazzolare il cane, partecipare alla passeggiata, aiutare a tenere pulito il suo spazio.
Sono gesti semplici, ma hanno una caratteristica educativa fondamentale: devono essere fatti anche quando non ne abbiamo voglia.
La cura non dipende dall’umore.
La ciotola va riempita anche se sto guardando un cartone. Il cane ha bisogno di uscire anche se preferirei continuare a giocare. Qualcuno dipende, almeno in parte, dalla mia attenzione.
È così che una responsabilità, ripetuta giorno dopo giorno, può diventare un’abitudine sana.
Ma attenzione: un animale non dovrebbe mai essere affidato a un bambino con l’idea “così impara ad essere responsabile”. La responsabilità ultima resta dell’adulto. Siamo noi a garantire il benessere di quella vita.
Il bambino non deve essere lasciato solo davanti a un compito troppo grande: deve essere accompagnato dentro la cura.
Perché la responsabilità non si insegna consegnandola. Si costruisce insieme.
Capire chi non può parlare
C’è poi un’altra straordinaria esperienza che la convivenza con un animale può offrire.
Bisogna imparare ad osservarlo.
Un animale non ci dice con le parole: “Ho paura”, “Lasciami stare”, “Sono felice che tu sia tornato”, “Oggi non mi sento bene”.
Eppure comunica continuamente.
Il bambino comincia così a riconoscere posture, sguardi, movimenti, distanze. Impara ad accorgersi dell’altro prima ancora che l’altro chieda.
È una forma delicatissima di educazione all’empatia.
Non basta domandarsi: “Cosa voglio io da lui?”
Bisogna imparare a chiedersi: “Di cosa ha bisogno lui?”
Ed è forse questa una delle lezioni più preziose che possiamo ricevere da una relazione di cura: uscire, almeno per un momento, dal centro del mondo.
Una presenza che entra nell’infanzia
Poi accade qualcosa che nessuno può programmare.
Quel cane o quel gatto smette semplicemente di essere “l’animale di casa” ed entra nella storia del bambino.
È lì quando torna da scuola felice.
È lì quando ha litigato con un amico.
Quando prende un brutto voto.
Quando è arrabbiato con mamma e papà.
Quando vuole parlare e quando, soprattutto, non vuole parlare con nessuno.
Gli anni passano e quella presenza silenziosa finisce per abitare i ricordi.
Il bambino cresce. L’animale invecchia.
Ed ecco che la cura cambia ancora: quello che correva ora cammina più lentamente, quello che giocava per ore si stanca, quello che sembrava invincibile può ammalarsi.
Talvolta arriverà anche il momento del saluto.
È doloroso, e ogni famiglia troverà il proprio modo di accompagnarlo. Ma anche la fragilità e la perdita appartengono alla vita. Aver amato un animale può diventare una delle prime esperienze attraverso cui un bambino comprende che qualcosa può finire senza che per questo sia stato meno importante.
Forse è proprio per questo che, a distanza di molti anni, ricordiamo ancora gli animali con cui siamo cresciuti.
Non ricordiamo soltanto il loro nome.
Ricordiamo dove dormivano. Un rumore particolare. Il modo in cui ci aspettavano. Una passeggiata. Una marachella. Il posto che occupavano sul divano e quello, molto più grande, che hanno finito per occupare dentro di noi.
Non stringere troppo
Forse, allora, quella frase detta a un bambino mentre abbraccia con troppo entusiasmo il suo cucciolo contiene già quasi tutto.
Non stringere troppo.
Proteggilo, ma rispettalo.
Accudiscilo, ma ascoltalo.
Stagli vicino, ma lascia che abbia il suo spazio.
Perché prendersi cura di un altro essere vivente può insegnare la responsabilità, la costanza e l’empatia.
Ma può insegnare soprattutto una delle forme più difficili e più belle dell’amore:
esserci senza possedere.
E forse, molti anni dopo, di quel piccolo “non stringere troppo” resterà qualcosa anche nel modo in cui quel bambino avrà imparato a stare accanto agli altri.
“La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.”
Mahatma Gandhi
Pedagogia in GioCo
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