Da Facebook by Marino Bisso Post d’autore #NOBAVAGLIO
Ci sono volte in cui una città viene raccontata da un’immagine sola. Oggi Roma è raccontata dai materassi stesi sull’asfalto davanti a Spin Time. Dalle brande sistemate sotto i gazebo. Dai ventilatori accesi tutta la notte per cercare di rendere sopportabile un caldo che continua a salire dall’asfalto anche dopo il tramonto. Dalle donne, dagli anziani, dai bambini costretti a dormire in strada. Eppure, a pochi metri da loro, c’è un palazzo vuoto per cui lo Stato è stato condannato a pagare ogni mese 207 mila euro alla proprietà, Investire Sgr., mentre il Comune dovrà destinare altre risorse pubbliche per la ricollocazione alloggiativa in emergenza di tutti coloro che sono stati sgomberati.
L’immagine di questa distesa di materassi e corpi umani dovrebbe interrogare la coscienza di tutti e della città. Per tredici anni quello stabile di via Santa Croce in Gerusalemme, lasciato vuoto, è stato una casa per centinaia di persone che ha fatto risparmiare milioni di euro allo Stato per l’assistenza abitativa. Dopo il principio di incendio del 27 luglio, gli occupanti sono stati allontanati e il Comune sta cercando di ricollocarli. Un impegno necessario e doveroso. Ma la realtà che si presenta oggi agli occhi di chi passa davanti a Spin Time resta difficile da accettare: esseri umani accampati sul marciapiede mentre alle loro spalle si erge un edificio inutilizzato. Questa situazione diventa ancora più paradossale se si guarda alla vicenda giudiziaria. Il Tribunale civile ha riconosciuto a InvestiRe Sgr oltre 21 milioni di euro di risarcimento per la mancata disponibilità dell’immobile, oltre a un’indennità mensile di circa 207 mila euro fino alla restituzione dello stabile. Lo Stato, dunque, paga oltre duecentomila euro ogni mese per un palazzo che oggi è vuoto.
Di fronte a questa realtà una domanda sorge spontanea: davvero non esiste una soluzione diversa?
In questo caso non è in discussione il diritto di proprietà. C’è una trattativa in corso ( che qualcuno sta boicottando) per cui il Comune di Roma ha manifestato la volontà di acquistare lo stabile ( un atto politico non di oggi ma che è stato da tempo, da oltre due anni, formalizzato all’interno del Piano casa del Campidoglio). Ma altrettanto fondamentali sono il diritto alla salute, alla dignità e alla tutela delle persone più fragili. Per questo ci si domanda perché non venga presa in considerazione una misura straordinaria e temporanea come la requisizione dell’immobile per ragioni di salute pubblica, ordine pubblico, emergenze sanitarie o di protezione civile. Non si tratterebbe di un esproprio né di una cancellazione dei diritti della proprietà. Al contrario. La stessa sentenza civile ha già riconosciuto a InvestiRe Sgr un rilevante ristoro economico e il diritto a percepire una consistente indennità mensile. Una requisizione temporanea finalizzata a fronteggiare un’emergenza umanitaria non priverebbe il proprietario delle garanzie riconosciute dall’ordinamento, ma consentirebbe di evitare che decine di famiglie continuino a vivere in condizioni incompatibili con la dignità di una grande capitale europea.
Perché qui non stiamo discutendo soltanto di un immobile. Stiamo parlando di persone. Di bambini che affrontano il caldo dell’estate sotto una tenda. Di anziani che passano la notte su una branda. Di donne costrette a vivere in uno stato di precarietà assoluta. Situazioni che nessuna città civile dovrebbe considerare normali.
Spin Time è diventato lo specchio di una crisi abitativa che da anni viene affrontata solo quando esplode. La legalità non può essere ridotta alla sola difesa della proprietà quando davanti ai nostri occhi si consuma una ferita sociale di queste dimensioni. La legalità democratica vive anche nella capacità delle istituzioni di proteggere i più vulnerabili, di usare gli strumenti che la legge mette a disposizione per tutelare la salute pubblica e di impedire che donne, uomini e bambini vengano trattati come un problema da spostare da un marciapiede all’altro.
Oggi davanti ai cancelli chiusi di Spin Time il vero scandalo non è l’esistenza di un conflitto giuridico. Il vero scandalo è la distanza tra un edificio vuoto e centinaia di persone senza un tetto. Una distanza di pochi metri che misura però l’enorme separazione tra ciò che sarebbe possibile fare e ciò che si sceglie di non fare. E finché quella distanza resterà lì, visibile ogni notte tra il cancello rosso e i materassi stesi sull’asfalto, sarà difficile parlare di normalità, di giustizia o persino di umanità. Perché una società che lascia gli ultimi sul marciapiede davanti a un palazzo vuoto non sta difendendo un principio. Sta semplicemente accettando l’ingiustizia come parte del paesaggio.




