HomeAttualitàAppello ai deputati, la democrazia non si censura: No al DDL antisemitismo 

Appello ai deputati, la democrazia non si censura: No al DDL antisemitismo 

FERMATE IL DDL ANTISEMITISMO: LA DENUNCIA E LA PROTESTA CONTRO I CRIMINI INTERNAZIONALI NON SI CENSURANO

Lettera aperta ai leader e ai deputati di tutti i Gruppi Parlamentari della Camera

Gentili Onorevoli,
vi chiediamo pubblicamente una presa di posizione netta sul disegno di legge contro l’antisemitismo attualmente in discussione.
Non un comunicato di circostanza, che condanna genericamente ogni forma di odio tacendo sul reale contenuto del testo, né un esercizio retorico da talk show, bensì un impegno chiaro e trasparente nei confronti delle elettrici e degli elettori che nel 2027 saranno chiamati alle urne.

Ci rivolgiamo a tutte le forze autenticamente democratiche, o che come tali si dichiarano, affinché si oppongano a un provvedimento che consideriamo gravemente lesivo delle libertà fondamentali: una norma che rischia di mettere a tacere il vasto movimento popolare che, in questi mesi, ha scelto di non restare indifferente di fronte ai crimini commessi in Palestina e alla catastrofe umanitaria a Gaza.
Perché, come ci insegna Hanna Arendt ne “La banalità del male”, sono l’indifferenza, l’assenza di consapevolezza ed empatia che offrono carta bianca alla scrittura della pagine più buie della Storia.

Un anno fa la Commissione d’inchiesta Onu ha definito ufficialmente “genocidio” quanto sta ancora accadendo in Palestina, venendo per questo accusata di “antisemitismo” dal Governo israeliano. Un attacco, questo rivolto all’ONU, paradigmatico del rischio legato alla sovrapposizione tra antisemitismo, diritto al dissenso e crimini d’odio, per prevenire e punire i quali in Italia già esistono strumenti normativi, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205).
Basterebbe garantirne l’applicazione, in realtà non serve una nuova legge.

Vi chiediamo pertanto di votare contro questo Ddl. Il testo intende recepire per via legislativa la definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), la quale ha proprio questa caratteristica disfunzionale: sovrappone e confonde la legittima critica alle scelte dello Stato di Israele con l’odio antiebraico.
In particolare, diversi esempi operativi allegati alla definizione IHRA rischiano di tradursi in una pesante limitazione della libertà d’ espressione — principio cardine sancito dall’articolo 21 della nostra Costituzione — e del diritto di denunciare violazioni del diritto internazionale, pratiche di apartheid, occupazione militare e crimini di guerra.
Seguendo tali indicatori, perfino i rapporti documentati di organizzazioni non governative internazionali come Amnesty International, le manifestazioni pacifiche, gli articoli di inchiesta, la satira politica e, come dimostrano i fatti di cronaca, anche la libertà d’insegnamento in scuole e università rischierebbero di essere strumentalmente bollati come condotte antisemite.

Opporsi a questa legge non significa affatto arretrare nella lotta all’antisemitismo; al contrario, significa ribadire una distinzione indispensabile tra razzismo antiebraico e dissenso politico, preservando lo spazio democratico necessario al confronto, alla solidarietà e alla difesa dei diritti umani universali.

A sostegno di questa battaglia si è consolidata una rete ampia e plurale: mondo dell’informazione, università, scuola, sindacati, associazionismo e realtà per i diritti umani. Lo scorso 9 settembre, nel presidio di piazza Montecitorio a Roma e in oltre cinquanta piazze italiane — in concomitanza con i lavori in Commissione Affari Costituzionali —, centinaia di realtà civiche, culturali, cattoliche ed ebraiche hanno sottoscritto un appello comune (che qui rialleghiamo). Si tratta di soggetti che combattono quotidianamente ogni forma di fascismo, razzismo e discriminazione.

In alternativa all’approccio IHRA, richiamiamo la scelta già compiuta dall’Ordine dei Giornalisti, che ha indicato nella Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo un riferimento equilibrato e rigoroso: uno strumento capace di contrastare efficacemente ogni espressione di odio verso gli ebrei senza compromettere la libertà di stampa, di ricerca e di critica politica.

L’obiettivo è tutelare la libera manifestazione del pensiero, scongiurando l’equiparazione tra critica alle azioni di un governo e antisemitismo, e riaffermando al contempo un impegno intransigente contro ogni rigurgito d’odio. Un analogo tentativo di introdurre per legge tali criteri nell’Assemblea Nazionale francese è stato ritirato a seguito di una forte mobilitazione della società civile; chiediamo che il Parlamento italiano dimostri analoga lungimiranza e coerenza con i valori costituzionali e il diritto internazionale.

Vi chiediamo pertanto una dichiarazione pubblica di voto contrario prima dell’approdo del testo in Aula, con l’obiettivo prioritario di respingere questo provvedimento e di dichiarare sin da ora di assumervi l’impegno pubblico di cancellare o modificare la norma, nelle parti lesive del diritto di espressione e di critica, fin dalla prossima legislatura, qualora venisse approvata.

Un impegno con il quale vi chiediamo di schierarvi non solo dalla parte della Palestina e contro l’Israelizzazione dei nostri territori ma dalla parte della Democrazia e della parte giusta della Storia.

Fermiamo la norma-bavaglio. La democrazia non si censura.

Coordinamento Promotori #NODDL1004

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