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Roma, in 50 mila in corteo per Spin Time

Il corteo per Spin Time ha attraversato Roma come una rivendicazione di spazio sociale, non solo come una marcia di solidarietà. Partito da piazza della Repubblica e diretto a piazza Vittorio, all’Esquilino, il «serpentone» ha toccato Castro Pretorio e San Lorenzo, è passato sotto sedi istituzionali e finanziarie e ha chiuso la giornata con una richiesta secca: restituire alla città lo stabile di via di Santa Croce in Gerusalemme 55, occupato nel 2013, sgomberato e posto sotto sequestro dopo un piccolo incendio avvenuto luglio, e usato come pretesto per far uscire le famiglie per poi bloccare gli accessi per non farle piu rientrare . Davanti sfilava un camion allestito con chiavi di cartone. Lo striscione di testa ripeteva «Il tempo di Spin Time è ora», mentre dagli altoparlanti tornava lo slogan «Roma non è in vendita».

Sul sostegno a Spin time i numeri parlano chiari: decine di migliaia i partecipanti. Il dato politico è l’ampiezza del fronte: più di 200 sigle, movimenti sociali, sindacati, associazionismo cattolico, terzo settore, studenti e migranti. C’erano le bandiere della Palestina, slogan antifascisti, realtà antagoniste e collettivi studenteschi. Al fianco degli attivisti si è vista l’eurodeputata Ilaria Salis. Prima dell’arrivo in piazza Vittorio è stato segnalato anche l’assessore capitolino alla Cultura, Massimiliano Smeriglio. La Cgil, ricordano i promotori, sostiene la vertenza «fin dal primo giorno».

Il palazzo al centro della disputa non è un simbolo astratto. Prima dello sgombero ci vivevano circa 400 persone. Andrea Alzetta, portavoce di Spin Time, ha detto che «siamo in una fase in cui il Comune deve portare avanti la trattativa con il proprietario del fabbricato» per «salvaguardare il modello» che lo spazio ha offerto «a una città ormai sotto scacco della speculazione edilizia». Il corteo, ha aggiunto, arriva «dopo un’estate di lotta passata in strada». La realtà è che quella esperienza non fosse solo un tetto d’emergenza, ma un pezzo di welfare dal basso: servizi di prossimità, aggregazione, accoglienza delle fasce più fragili.

E ancora: «Vogliamo dei quartieri dove esistono servizi di prossimità e spazi per l’aggregazione. Io spero che la situazione si risolva il prima possibile». Tra gli striscioni comparsi lungo il percorso: «Riprendiamoci i nostri spazi», «La città è di chi la vive non di chi specula», «Lo Spin Time non si tocca», «Sarà una bella lotta».
Il corteo non si è limitato a sfilare. Un gruppo si è staccato per arrivare sotto la sede di Investire Sgr, il fondo proprietario dell’immobile, in via Po. Lì sono stati esposti lo striscione «Il tempo di Spin Time è ora», cartelli con la scritta «siete tutti complici» e delle tende. Per i promotori il fondo è il volto della finanziarizzazione urbana: non solo il titolare di un palazzo conteso, ma il simbolo di una politica che, scrivono, ha «scelto di determinare i cambiamenti delle nostre città attraverso la svendita del bene pubblico, a favore di una gestione privata». In tutta Italia, sostengono, Investire è già stato oggetto di proteste collegate a questa vertenza.

Un’altra scena è stata allestita a piazza di Porta Pia, davanti al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. I manifestanti hanno apparecchiato un tavolo con posate, bicchieri, piatti, sedie e materassini, simulando una casa in mezzo alla strada. Dai megafoni: «Visti i prezzi delle case conviene vivere per strada». Il tableau voleva rendere visibile ciò che i comunicati chiamano «emergenza perenne»: non un incidente dell’estate romana, ma la difficoltà strutturale di abitare la Capitale con un salario ordinario.
Quando il corteo è arrivato a piazzale Aldo Moro, davanti all’ingresso principale della Sapienza, un gruppo si è arrampicato sulle mura, ha forzato il blocco e ha calato uno striscione: «Il nostro tempo è ora». L’azione sugli edifici universitari ha tenuto insieme due fili della giornata: la rivendicazione abitativa e la presenza studentesca, che dello slogan ha fatto un passaggio di testimone generazionale

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