Nonostante tutto, quando si parla di mafie nella nostra città tutti ammutoliscono.
C’è ciò che accade, e c’è ciò che spaventa forse ancora di più: ciò che non accade. Perché, mentre a Ostia si susseguono le esplosioni, nella nostra città continua a mancare una riflessione pubblica, ampia e condivisa sulla presenza delle mafie e sulla loro capacità di condizionare il tessuto economico e sociale di Roma. Le bombe fanno rumore, il silenzio pure.
L’ennesima bomba carta esplosa a Ostia avrebbe potuto provocare una strage. Gli inquirenti sono al lavoro per individuare i responsabili e ricostruire il movente. A loro, alle forze dell’ordine e alla Magistratura va il nostro pieno sostegno, nella consapevolezza del valore e della delicatezza del lavoro che stanno svolgendo.
Ma le indagini, pur fondamentali, non possono essere l’unica risposta. Accanto all’azione giudiziaria serve una presa di coscienza collettiva, capace di coinvolgere le istituzioni a ogni livello, le forze politiche e i cittadini.
Dieci bombe in poco più di tre mesi, decine di episodi criminali e persino colpi d’arma da fuoco esplosi in pieno giorno contro un’attività commerciale ad Ostia. Non siamo di fronte a una sequenza di fatti che possiamo permetterci di considerare isolatamente. Ogni episodio richiede accertamenti rigorosi, ma l’insieme di ciò che sta accadendo impone una riflessione più ampia che non può più essere rinviata.
Che cosa deve accadere ancora prima di riconoscere la gravità della situazione?
Continuiamo a parlare genericamente di sicurezza, come se fosse possibile emulsionare questi fatti diluendoli nella narrazione semplificata sicurezza/decoro.
Eppure, quando si parla di Roma, non possiamo ignorare il radicamento delle organizzazioni mafiose, i loro interessi economici, il controllo dei traffici illeciti e la capacità di infiltrarsi nei circuiti legali. Anche il narcotraffico ha assunto dimensioni che vanno ben oltre le singole piazze di spaccio, configurandosi come un mercato strutturato all’ingrosso con reti e interessi economici di vasta portata.
Le mafie si alimentano con la violenza, ma anche con il silenzio, l’indifferenza e la rinuncia a vedere. Non soltanto con la complicità di chi ne fa parte, ma anche attraverso l’assenza di una risposta collettiva all’altezza della loro capacità di penetrazione.
A Roma le organizzazioni criminali hanno consolidato nel tempo interessi e relazioni che non possono essere affrontati limitandosi a intervenire dopo ogni esplosione.
Occorre agire sulle condizioni che consentono alle mafie di radicarsi: riportare servizi nei quartieri, rafforzare la presenza quotidiana delle istituzioni, recuperare gli spazi abbandonati, ricostruire legami comunitari e opportunità, vigilare sulla trasparenza degli appalti e sull’affidamento delle commesse pubbliche, contrastando ogni possibile infiltrazione criminale.
Non basta presidiare i territori quando la tensione sale. Bisogna esserci prima, ogni giorno, con servizi, ascolto, prevenzione e politiche capaci di restituire fiducia alle persone.
Per questo è indispensabile che le istituzioni aprano bene gli occhi, recuperino e rafforzino una leale collaborazione superando divisioni e interventi frammentari. Riusciremo mai a dire in modo trasversale che è vergognoso quanto preoccupante che un ex sottosegretario sia entrato in società con un soggetto legato al clan Senese e che in questi casi ci si dimette anche da Parlamentari?
Il contrasto alle mafie richiede una strategia comune, nella quale all’indispensabile lavoro della Magistratura e delle forze dell’ordine si affianchi una responsabilità altrettanto forte delle Istituzioni. Tutte le Istituzioni.
I cittadini non possono essere lasciati soli, né devono sentirsi soli. Perché l’isolamento delle comunità, la sfiducia e l’assenza delle istituzioni creano terreno fertile per chi vuole imporre il proprio dominio attraverso la paura.
La risposta, dunque, non può esaurirsi nella militarizzazione dei luoghi. La sicurezza è anche presenza dello Stato, qualità dei servizi, cura degli spazi pubblici, opportunità sociali, trasparenza amministrativa e capacità di proteggere chi vive e lavora nei quartieri.
Di questo dovremmo parlare. Di come impedire alle mafie di continuare a condizionare la nostra città e le nostre vite, di come impedire che continuino ad avvelenare i pozzi della nostra società. Di come restituire ai cittadini la certezza di non essere soli quindi la forza di alzare la testa e chiamare con nome e cognome ciò che deve essere combattuto.
Perché ogni bomba che esplode è un allarme. Ma il silenzio che la circonda rischia di diventare un problema ancora più grave”.
Marco Possanzini, Consigliere AVS Municipio X Roma Capitale




