mercoledì, 28 Gennaio , 2026
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Ecco la ricetta di Trump per difendere il dollaro: ‘Dazi, guerre e autoritarismo’

FiscoEquo, ecco la ricetta di Trump per difendere il dollaro
‘Dazi, guerre e autoritarismo’
“Il motivo della stretta autoritaria dell’amministrazione americana uscita platealmente allo scoperto senza cercare neppure le solite giustificazioni moralistiche è
principalmente economica. Gli Usa stanno vedendo andare rapidamente a pezzi l’architettura del principale strumento di
potere con cui hanno costruito e mantenuto il predominio nel mondo bipolare: il dollaro”.
Lo si legge su FiscoEquo, un giornale economico online.dell’associazone Lef per “la legalità e l’equità fiscale”.
“Per capire – scrive Luciano Cerasa – bisogna mettersi gli occhiali di Wall street. La Cina sta vendendo anche in questi giorni in modo massiccio i titoli di Stato americani, indotta
dall’attacco frontale portato da Trump ai suoi asset mondiali.
Questa mossa apparentemente solo finanziaria è l’apertura di una faglia lunga migliaia di chilometri. Da anni la Cina sta acquistando tonnellate di oro e sta accelerando in queste settimane, perché sa che la moneta americana ha sempre più i piedi d’argilla e potrebbe nel medio periodo far diventare carta straccia le ricchezze denominate in dollari come i titoli della Federal reserve, dove Pechino ha depositato il suo enorme surplus commerciale.
L’Europa comprava gas, petrolio, materie prime, beni di consumo in misura sempre maggiore dal sistema euroasiatico russo, cinese, indiano pagando in euro, prima del conflitto russo-ucraino. La Cina, candidata a diventare nel prossimo triennio la prima potenza industriale mondiale, si approvvigiona di petrolio (anche se la green economy ormai è in piena ascesa)
principalmente e direttamente dall’Iran, dal Venezuela, in Africa, dalla Russia.
Sempre più contratti commerciali cinesi vengono denominati sui mercati internazionali in Yuan, invece che in dollari”.
Cerasa aggiunge: “Probabilmente la vera ragione delle minacce legali, fisiche e morali che Trump rivolge al presidente della Federal reserve Jerome Powell è perché si ostina a non abbassare il tasso di sconto. Il potere del dollaro comincia a vacillare”.
E il contributo “imposto all’Italia? Il risultato è che i bilanci italiani sono stati vincolati per i prossimi 15 anni al finanziamento dell’economia statunitense. Tutto questo è totalmente incompatibile – politicamente, finanziariamente,
industrialmente – con l’interesse nazionale”.

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