Con l’incremento dell’età per la pensione decisa dal governo Meloni nello scorso dicembre, oltre 55mila lavoratori che hanno aderito a misure di uscita anticipata dal lavoro rischiano di trovarsi senza reddito e senza contribuzione.
Con i requisiti pensionistici che, nonostante le promesse della Lega, continuano a spostarsi in avanti, si avrà infatti una nuova corposa platea di esodati. Questo a causa del cambiamento dello scenario rispetto alle regole su cui erano stati costruiti migliaia di accordi di uscita dal lavoro attraverso isopensione, contratti di espansione e fondi di solidarietà sottoscritti fino al 31 dicembre 2025, quando non erano previsti aumenti dell’età pensionabile per il triennio 2027-29.
In sostanza, se il governo non interverrà, oltre 23mila lavoratori in isopensione, circa 4mila con contratto di espansione e altri 28mila usciti tramite i Fondi di solidarietà bilaterali rischiano di trovarsi con periodi di vuoto previdenziale senza assegno, senza contributi, senza pensione e senza alcuna tutela. Parliamo ovviamente di persone che hanno lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole vigenti, firmando accordi con aziende, sulla base di date certe di accesso alla pensione. L’aumento dei requisiti deciso dal governo cambia infatti quelle regole a posteriori, e scarica interamente sui lavoratori il costo dell’adeguamento alla speranza di vita.
Possiamo parlare quindi di un vero e proprio tradimento nei confronti di chi si era fidato delle promesse che l’età per andare in pensione non avrebbe subito nessun cambiamento.
Abbiamo infatti ancora nelle orecchie Salvini che in campagna elettorale urlava che se avessero aumentato l’età per uscire dal lavoro e non avessero abilito la legge Fornero, lo avrebbero potuto spernacchiare ovunque fosse andato.
Beh, alla luce di quello che è successo, l’uomo delle felpe avrà una rumorosa colonna sonora ovunque andrà.
Comunque c’è ancora tempo per correre ai ripari, evitare gli esodati e chiedere scusa agli italiani, anche se ormai la figuraccia è fatta e le pernacchie sono pronte.
Roberto Alicandri




