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Pedagogia in GioCo, “Ma è solo un Sufficiente?”

Capire davvero le valutazioni della scuola primaria

rubrica a cura della maestra Giorgia Costantini

📩 Lettera di una mamma

Cara maestra,

ieri abbiamo ricevuto il documento di valutazione di nostra figlia, che frequenta la classe prima della scuola primaria.

Abbiamo letto con attenzione tutto il documento, ma non le nascondo che siamo rimasti un po’ spiazzati nel vedere “Sufficiente” in Italiano e in Matematica.

Siamo confusi.
Nostra figlia fa i compiti, si impegna, legge ogni sera con noi.
Non ci sembra in difficoltà, eppure quel “Sufficiente” ci ha fatto pensare che forse non stia andando come dovrebbe.

È poco?
È normale per una prima?
Dobbiamo preoccuparci?
Abbiamo sbagliato qualcosa?

Non vorremmo farle pesare questa valutazione, ma allo stesso tempo non sappiamo bene come interpretarla.

Una mamma

Cara mamma,

la prima cosa che sento di dirle è questa:
respiri.

Un “Sufficiente” in classe prima non è una sentenza.
Non è un fallimento.
Non è un’etichetta.

Significa che sua figlia ha raggiunto gli obiettivi essenziali previsti per questo momento dell’anno.
Sta imparando.
Sta costruendo.
Sta consolidando.

La scuola primaria, soprattutto in prima, è un tempo di avvio.
Si impara a leggere, a scrivere, a comprendere il numero.
E ogni bambino ha il proprio ritmo.

“Sufficiente” non significa “non è capace”.
Significa: è in cammino.

Cosa indicano davvero le valutazioni?

La scala valutativa non misura il valore del bambino.
Misura il grado di raggiungimento degli obiettivi didattici.
• Sufficiente indica che gli obiettivi essenziali sono raggiunti, anche se con qualche incertezza.
• Discreto racconta un apprendimento stabile e una buona autonomia.
• Buono descrive competenze sicure e applicate con continuità.
• Distinto evidenzia precisione e consapevolezza.
• Ottimo indica piena padronanza e rielaborazione personale.

Non è una classifica tra bambini.
È una fotografia di un percorso.

E negli ultimi anni il documento di valutazione si è trasformato proprio per questo:
non valuta “il bambino”, ma ciò che sa fare rispetto a obiettivi chiari.

La valutazione è una bussola.
Non un giudizio sulla persona.

La domanda più importante che dobbiamo affrontare è:

Ma allora, cosa sanno e sanno fare davvero i nostri figli?

Una bambina con “Sufficiente” in Italiano e Matematica può essere:
• curiosa
• responsabile
• attenta
• rispettosa
• collaborativa
• emotivamente sicura

E magari sta ancora consolidando la lettura o l’automatizzazione del calcolo.

La scuola valuta alcune dimensioni.
Non la totalità della persona.

E noi adulti dobbiamo ricordarlo sempre.

📌 Quando arriva il documento di valutazione

Leggete con calma, prima di commentare.
Non fermatevi alla parola.

Separate l’emozione dal significato.
La delusione è umana, ma le reazioni a caldo lasciano tracce.

Parlate con vostro figlio.
Chiedete come si sente, di cosa è orgoglioso, cosa trova difficile.

Evitate confronti.
Ogni percorso è unico.

Guardate avanti.
La domanda utile non è “Perché non è di più?”,
ma “Di cosa ha bisogno adesso per crescere ancora?”

E permettetemi un’ultima riflessione, forse la più importante.

La pagella non parla del vostro valore come genitori.
Parla del percorso di vostro figlio.

E vostro figlio non è il vostro riflesso.
È una persona in cammino.

Oggi è qui.
Con queste competenze.
Con questi tempi.

Rispettateli. Onorateli.

“Ciò che oggi sembra poco
può essere solo un talento che sta scegliendo il suo tempo.”

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