Nettuno. La cultura scacciata dalla Divina Provvidenza, non è detta l’ultima parola

Nessuna fine per il caso della Divina Provvidenza di Nettuno. I locali che per 30 anni, hanno ospitato le associazioni non possono chiudere. Il cuore, l’estro, l’impegno, l’aggregazione e la condivisione di tutti questi anni, anima ancora i protagonisti di questa avventura, Flavia Mastrella e Antonio Rezza, che lottano contro le istituzioni per non permettere quello che oggi, sembra un vero e proprio sopruso.

Una mostra nei locali della Divina Provvidenza

É iniziato tutto qualche mese fa, quando il commissario prefettizio Bruno Strati, ha deciso che quei locali non rispettavano le norme di sicurezza, come d’altronde buona parte delle strutture di Nettuno e d’Italia, ma loro andavano sgomberati. Gli anziani, i portatori di handicap, la banda della città, gli artisti, i poeti, sono stati divisi, da ricollocare in realtà statiche che non riconoscono, non gli appartengono e non vogliono. Le varie associazioni avevano creato delle dimensioni, che interagivano tra di loro, che sono nate spontaneamente dando vita ad un contesto naturale meraviglioso.

I ragazzi down, si confrontavano con le altre realtà con fare curioso, ora sul loro mondo ci sono i sigilli. I responsabili di questo procedimento sono introvabili. Sono due volte che Striscia la notizia viene a Nettuno, per avere delle spiegazioni in merito ma senza risultati. A palazzo Matteotti non c’è nessuno a riceverli. Sulla stampa locale, rilasciano dichiarazioni amareggiate sulla precarietà degli edifici. Ma perché non di tutti gli edifici viene data nota delle precarietà, con tale dovizia di particolari?

La cultura e l’arte che ormai da parecchi anni non ha modo di esprimersi nella città di Nettuno, senza teatri ne cinema, si era rifugiata alla Divina, ma è stata trovata e scacciata via. Ma non è ancora detta l’ultima parola.

LdB