Anpi Anzio Nettuno interviene sulla figura del partigiano nettunese Mario Abruzzese

Questa la nostra lettera in riferimento al comunicato del Circolo FDI di Nettuno riguardante il partigiano Mario Abruzzese.

Gentile Direttore,
Le scriviamo e chiediamo ospitalità sulle colonne del Suo giornale a proposito di un recente comunicato del Circolo FDI di Nettuno riguardante la figura di Mario Abruzzese, ufficiale dell’Esercito italiano e comandante partigiano dopo l’8 settembre 1943, noto anche col nome di battaglia di Romanino (visto che combatté valorosamente tedeschi e fascisti in Piemonte, dove la sua parlata non propriamente sabauda doveva suonare abbastanza esotica). Non desideriamo alimentare polemiche, né tantomeno negare a nessuno il diritto di manifestare le proprie opinioni su quelle lontane vicende, ma il documento di FDI presenta dei passaggi che ci hanno lasciato sinceramente perplessi, al punto da indurci a intervenire. Con uno spirito di sereno contributo alla formazione dell’opinione dei lettori del giornale.
Siamo d’accordo con gli estensori del documento quando scrivono che nel periodo della Resistenza avvenne il “passaggio fondamentale nella transizione dalla dittatura alla democrazia”. Infatti, dal movimento resistenziale trasse forza decisiva il processo di costruzione della democrazia repubblicana, di affermazione di quei valori di libertà in cui tutte le formazioni politiche – di centro, di destra, di sinistra – oggi doverosamente si riconoscono. La Resistenza fu il segno che il popolo italiano non si limitava ad attendere passivamente la propria liberazione, a opera degli Alleati, ma intendeva riprendere nelle sue mani il proprio destino. Un segnale dall’enorme valore politico e morale. Col sangue dei partigiani venne scritto quel patto costituzionale che ha reso possibile decenni di pacifica convivenza e sviluppo.
Eppure – e qui registriamo una contraddizione di fondo del documento – si continua a proporre in certi ambienti una visione divisiva e terroristica della Resistenza, cavalcando ed esasperando il tema della “guerra civile”. Ora, l’osservazione che nei combattimenti avvenuti tra il 1943 e il 1945 ci fossero stati elementi di conflitto civile, nel senso di italiani che si sparavano tra di loro, è un qualcosa che già i contemporanei riconobbero. Ma nello studio e nel racconto della Storia ci si deve sempre interrogare sul segno politico predominante degli avvenimenti, sulle intenzioni e le azioni delle forze protagoniste del dramma storico. Ebbene, fin dal principio le formazioni politiche raccolte nel CLN organizzarono e condussero la Resistenza come “guerra di Liberazione”, volta primariamente a sconfiggere l’invasore tedesco, divenuto ormai il vero padrone in casa nostra. Si sapeva bene che la Repubblica sociale italiana (RSI) non godeva certo di estesi consensi: la sua esistenza era resa possibile solo dalla presenza dell’esercito germanico. Inoltre, nelle vere guerre civili del Novecento, la sorte degli sconfitti è sempre stata l’annientamento, la proscrizione a vita. In Italia, invece, già nel 1946 venne promulgata l’amnistia, da un Guardasigilli comunista che si chiamava Palmiro Togliatti, e alla fine dell’anno nasceva alla luce del sole il Movimento sociale italiano, la casa politica dei reduci di Salò. Altro che guerra civile! Forse non sarà allora retorico ricordare che la Repubblica nacque come casa di tutti gli italiani, non chiudendo la porta a nessuno.
Dobbiamo poi registrare nel documento succitato un accanimento specifico contro la figura di Abruzzese. Al riguardo si fa cenno a un “meticoloso lavoro di ricostruzione storica” che lo ritrarrebbe come autore di illegalità e violenze gratuite. A tal proposito vogliamo dire che noi un lavoro serio di ricerca sulla figura di Abruzzese da tempo lo auspichiamo, anche per un discorso di orgoglio municipale, che rivendichiamo, in quanto si tratta di una figura che ha raccolto importanti manifestazioni di stima e che ci sembra dunque rendere lustro alla nostra comunità. Ma tale lavoro serio, purtroppo, non è ancora stato realizzato. Scritti recenti apparsi su Romanino che intenderebbero minarne l’immagine non possono certo aspirare alla minima patente di scientificità, essendo basati su una pubblicistica diffamatoria e quanto meno di dubbia attendibilità, che sembra riprendere toni e temi della propaganda antipartigiana della RSI. All’epoca, tedeschi e fascisti dipingevano i partigiani come banditi sanguinari, senza Dio e senza famiglia, come nell’Ottocento avevano fatto le forze straniere e reazionarie contro garibaldini, mazziniani e altri patrioti del nostro Risorgimento. Nell’uno e nell’altro caso, la Storia è andata avanti e ha fatto giustizia di queste menzogne. Intendiamoci, con questo non vogliamo dire che in quella dura lotta non siano stati commessi eccessi, non ci siano state infiltrazioni di avventurieri e doppiogiochisti, né tantomeno negare i fenomeni di allentamento morale che possono colpire gli uomini in situazioni estreme: ma questo è il dramma e il volto oscuro di tutte le guerre, uno dei motivi che ha indotto i padri costituenti a scrivere l’articolo 11, uno dei più importanti della Costituzione. Altra cosa è l’operazione di fare leva su singole vicende, prendendo notizie parziali e senza indagare in modo rigoroso, col risultato di gettare l’ombra del discredito su un uomo e su un intero movimento: tale operazione va sempre respinta con fermezza, in quanto intellettualmente scorretta.
Proprio in questi giorni cade il centenario della nascita di Abruzzese. La migliore prova della sua tempra e del suo valore è forse rappresentata dagli uomini illustri, di rilievo nazionale, che vennero a rendergli omaggio in occasione dei funerali. Si sarebbero mobilitati per un uomo di dubbia moralità? Crediamo proprio di no. Che il coraggio e la forza di risollevarsi della sua generazione possano esserci di aiuto e di ispirazione in questa fase così difficile per la comunità locale e nazionale.
La ringraziamo molto per l’attenzione e porgiamo i nostri più rispettosi saluti

Sez. Anpi Anzio Nettuno