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In poche parole. “Cose che non si raccontano” il libro di Antonella Lattanzi

“In poche parole”, non è una battuta, ma la rubrica letteraria che da oggi curerò. So che detto da me, logorroica per eccellenza, fa un po’ ridere ma vi prometto che proverò a raccontarvi i libri che leggo, in poche parole.

Non potevo non iniziare con un libro che sono certa leggeranno molte donne ma auspico che gli uomini possano trovare il coraggio di tuffarsi da questo trampolino alto mille metri.
Cose che non si raccontano, di Antonella Lattanzi edito da Einaudi.

“Se consegni a un’altra persona una parte così grande di te, come fai a proteggerti? Se consegni le tue cose più profonde a qualcuno, poi ti fanno più male. Perché da quel momento esistono.”

Mi sono immersa cinque ore in questo libro, cinque ore in apnea, cinque ore per iniziarlo e finirlo, rapita sin dalla prima pagina.
Una scrittura ruvida, asciutta, dolorosa quella della Lattanzi, non fa sconti a nessuno, non fa sconti a se stessa, perché come scrive nel libro ”io funziono per combattimenti. Per battaglie pro o contro di me”.
Diventare madre, questo il tema del libro, provarci e non riuscirci, aborti, PMA, sangue, tanto sangue, ricerca, quasi nevrotica, speranza che non ha nulla a che fare con la luce, ma col buio, quello pesto, quello più nero del nero.
È una storia di perdita, di un’insostenibile confronto con l’io più profondo, è una storia che trasuda verità sotto ogni parola.
Le cose che non raccontiamo sono le più dolorose, quelle che più ci feriscono, che si muovono dentro la pancia come quel figlio mai nato, non possiamo dargli voce perché significherebbe mostrare una vulnerabilità che non va d’accordo con la nostra immagine di donna indipendente, forte, che resiste agli urti della vita.
Quante cazzate ci raccontiamo.
Le cose che non si raccontano sono quelle che tessono la tela dell’abito più delicato e sincero che possiamo indossare. Fa paura, tanta paura, ma senza dolore non sapremmo neanche codificare il coraggio.
Il coraggio di Antonella Lattanzi è stato raccontare la sua storia, metterla nero su bianco, raccontando finalmente le cose che non si raccontano.
Un atto estremo d’amore per lei, per i figli che non ci sono, per quelli che un giorno, forse, verranno.

Se non ci passi attraverso non sai cosa significa perdere un figlio mai nato. Ti senti mamma, sei mamma, ma il mondo non ti vedrà mamma perché non sa quanto hai sognato, quanto hai immaginato quel figlio, le manine, gli occhi, il suo odore.
Il mondo non sa che hai avuto le nausee, che dormivi tutto il giorno, che le tette esplodevano e che sentivi quel cuoricino battere fortissimo, fino a quando quel cuore ha smesso di battere.
Tu resti comunque madre.
Lo sarai per sempre.

Un libro che ti lacera ma ti riempie fino a scoppiare.

Grazie Antonella Lattanzi per aver avuto il coraggio di raccontare ciò che in tante non riescono a raccontare, perché per dare luce a quelle cose che non si raccontano serve un lungo cammino interiore e la facoltà emotiva di mettersi a disposizione di quel dolore, attraversarlo e finalmente abbracciarlo.

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Claudia Mancini
Claudia Mancini
Collaboratrice cultura, già titolare di Levante caffè letterario

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