Se c’è una società che rappresenta l’emblema del fallimento della privatizzazione dei servizi pubblici essenziali questa questa è quella che gestisce le risorse idriche di 38 comuni dell’Ato 4 del Lazio.
Sono mesi che su via della Liberazione, nel Comune di Nettuno, una perdita d’acqua allaga la strada, nonostante le segnalazioni l’ente gestore Acqualatina non interviene. È solo un esempio delle centinaia di perdite di acqua potabile e le relative segnalazioni che arrivano al centralino della società ogni settimana. Le ditte incaricate, se mai intervengono, mettono “una toppa” alla conduttura e vanno via. Ma il problema magari si ripresenta pochi metri più in là, nella via accanto, nei vari quartieri, il tutti i comuni.
Una rete idrica colabrodo se si pensa che la dispersione idrica: circa il 70%. Significa che, su 100 litri immessi in rete, 70 vanno persi. Un dato che pone Acqualatina tra i peggiori gestori in Italia. E questo nonostante i 56 milioni di euro arrivati con il PNRR con i quali si dovevano fare gli investimenti previsti dal piano industriale. Forse i soldi saranno pure stati spesi, ma delle migliorie al servizio non se ne è accorto nessuno.
Acqualatina SPA è al 51% di parte pubblica (i Comuni dell’Ato 4).
Il Socio Privato al (49%): La quota è gestita dal 2023 dal partner industriale Italgas che ha acquisito il 49% delle quote private precedentemente detenute dal gruppo francese Veolia. L’ultimo bilancio è stato chiuso in attivo. Negli ultimi 6 anni, i soci privati hanno incassato complessivamente circa 45 milioni di euro di utili.
Nel 2011, 26 milioni di italiani votarono per la ripubblicizzazione del servizio idrico. I cittadini italiani sancirono che sull’acqua non si sarebbe potuto più fare profitto. Quel referendum, però, non ha avuto conseguenze concrete. La volontà dei cittadini ignorata, finanza speculativa o business hanno continuato ad incassare gli utili. Restando in ambito “locale” nell’agosto 2016, all’unanimità, i Comuni dell’ATO 4 votarono per avviare la ripubblicizzazione del servizio idrico. Ma tutto venne congelato, troppi grandi gli interessi in campo, tra questi anche il poltronificio a cui certa politica non intende rinunciare, mentre i cittadini continuano a pagare e un bene prezioso, come l’acqua, continua a disperdersi in mille rivoli.



