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ApA, Punto Nascita Anzio-Nettuno: l’emendamento al bilancio regionale del Consigliere Claudio Marotta, riaccende una battaglia di giustizia per il nostro territorio

Alternativa per Anzio esprime il proprio pieno sostegno all’emendamento presentato dal Consigliere regionale Claudio Marotta alla Proposta di Legge regionale n. 295 del 10 luglio 2026, recante “Variazioni al Bilancio di previsione della Regione Lazio 2026-2028 – Disposizioni varie”, che prevede uno stanziamento di un milione di euro annuo per il triennio 2026-2028 finalizzato alla riapertura del Punto Nascita degli Ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno. L’emendamento evidenzia che la chiusura del reparto ha determinato pesanti disagi per un bacino di utenza che supera i 120.000 abitanti, destinato a raddoppiare durante il periodo estivo.

La chiusura del Punto Nascita, decisa nell’ambito della programmazione sanitaria regionale del dicembre 2023, rappresenta una delle pagine più incomprensibili della sanità laziale. È stata cancellata una struttura che garantiva un servizio essenziale non solo ai cittadini di Anzio e Nettuno, ma a tutta la fascia litoranea a sud di Roma.

A nulla sono servite la straordinaria mobilitazione dei cittadini e le oltre 6.000 firme consegnate lo scorso maggio al Presidente del Consiglio regionale. Così come sono rimaste senza risposta le richieste di chiarimento sulle motivazioni che hanno portato a una decisione priva di dati epidemiologici e di elementi oggettivi che ne giustificassero la necessità.

È ancora più difficile comprendere questa scelta se si considera che, mentre si chiudeva il Punto Nascita di Anzio e Nettuno, veniva aperto un nuovo servizio in un territorio distante appena 15 chilometri dal Nuovo Ospedale dei Castelli di Ariccia e con circa 240 parti l’anno, ben al di sotto degli standard ministeriali. Nello stesso periodo, circa 700 donne residenti ad Anzio e Nettuno sono state costrette a partorire lontano dalla propria città.

Le conseguenze di questa politica sanitaria ricadono soprattutto sulle donne.

Nel territorio della ASL Roma 6 esistono infatti 14 consultori familiari, dei quali 13 sono concentrati nell’area dei Castelli Romani e uno soltanto serve Anzio e Nettuno. A questo si aggiunge il declassamento della Breast Unit dell’Ospedale Riuniti, passata da Unità Operativa Complessa a semplice ambulatorio, impoverendo ulteriormente il percorso di prevenzione, diagnosi e cura del tumore al seno.

Si tratta di un progressivo arretramento dei servizi sanitari dedicati alla salute femminile in un territorio che presenta caratteristiche sociali particolarmente delicate, con una significativa presenza di donne immigrate che spesso dispongono di limitate possibilità di spostamento verso altri presidi ospedalieri.

La denatalità, troppo spesso richiamata come giustificazione, non può diventare il pretesto per eliminare i servizi. Al contrario, è proprio nei territori più penalizzati che occorre investire per garantire sicurezza, prossimità delle cure e sostegno alle famiglie. Ridurre l’accessibilità ai servizi essenziali significa aggravare un fenomeno già preoccupante, non contrastarlo.

Per questo Alternativa per Anzio rivolge un appello a tutte le forze politiche del Consiglio regionale affinché sostengano l’emendamento e aprano finalmente una nuova fase di attenzione verso gli Ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno.

Restituire il Punto Nascita al nostro territorio significa restituire dignità a oltre cento-ventimila cittadini, garantire il diritto alla salute delle donne e riequilibrare una programmazione sanitaria che, fino ad oggi, ha profondamente penalizzato il litorale a sud di Roma.

Alternativa per Anzio

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