Finalmente il governo Meloni ha raggiunto il suo obiettivo. Senza aspettare neanche la conclusione del processo istruttorio, anzi cogliendo al volo questa fase calda, ha tagliato la testa a Report, rimuovendo il suo conduttore. Poteva il governo Meloni forse attendere? Non credo proprio ha colto l’attimo. Ma poteva Ranucci fare qualcosa per difendere meglio se stesso e la sua trasmissione? Partiamo dall’analisi del fatto centrale il gravissimo attentato,subito dal conduttore. Indubbiamente comunque siano andati i fatti Ranucci e la sua famiglia hanno corso un rischio mortale. Il sospetto sul mandante dell’esecuzione è stato confermato dallo stesso Lavitola con la sua confessione. Quello che non ci convince e non convince i giudici è il motivo, dichiarato dall’autore. Lavitola confessa di aver ideato tutto per favorire suo “fratello” Ranucci in una eventuale scalata politica, creandogli addosso un’aureola martiriologica. Analizziamo due alternative possibili. La prima crediamo al faccendiere, Ranucci è vittima di uno squilibrato personaggio,che progetta a sua insaputa pericolose operazioni, per favorirlo in una probabile ascesa politica. La seconda Lavitola mente, il disegno è molto più complessò, è un trappolone il cui mandante sta sopra di lui. L’obiettivo è stroncare una trasmissione molto fastidiosa per il governo Meloni. Nel migliore dei casi Ranucci è vittima di un suo “amico”che, usando lettori e cittadini da manipolare, come oggetti della sua “geniale” macchinazione, voleva lanciarlo in politica. Nel peggiore il piano più micidiale è un attacco alla libertà di stampa,il governo vuole stroncare Report. In tutte e due le ipotesi Lavitola è un protagonista. Ora in questo contesto,forse mi è sfuggito, ma non ho sentito una sola dichiarazione in cui Ranucci prenda doverosamente le distanze dal suo amico “fraterno”. Sbaglio o sarebbe giusto farlo, proprio per difendere meglio la sua libertà e quella di Report,così vilmente attaccate da questo infame disegno?
Maria Vittoria Frittelloni




