Il concorso morale di chi fabbrica odio per qualche clic in più: influencer sovranisti, agitatori professionisti del web e i tirapiedi nostrani di Elon Musk che sui social e su pagine social hanno alimentato un nuovo razzismo, un clima di intolleranza contro chi è povero e una violenza che uccide
by #NOBAVAGLIO
Esiste una responsabilità che non è penale e che probabilmente non sarà mai oggetto di una sentenza. È la responsabilità morale e politica di chi ha contribuito a costruire il clima che rende possibili episodi di violenza come quelli avvenuti tra Tor Sapienza e La Rustica. Come ha riportato la Repubblica, dai racconti dei sopravvissuti emerge l’ipotesi di una ronda composta da giovanissimi italiani armati di coltelli, machete e persino di una pistola, appostati nel buio in attesa di migranti nigeriani appena sgomberati dall’occupazione di via Tallone. Un uomo è stato ucciso, un altro è finito in fin di vita, un terzo è riuscito a fuggire. Gli stessi investigatori non escludono la pista di una spedizione a sfondo xenofobo.
Se queste ricostruzioni saranno confermate, non saremo soltanto di fronte all’azione criminale di alcuni individui. Saremo di fronte al frutto avvelenato di anni di propaganda fondata sulla paura, sulla disumanizzazione e sulla ricerca di un nemico da additare. Chi ha generato questo clima di odio e violenza?
Sono mesi, anzi anni, che una destra di governo con i vari Meloni Salvini populista e una estrema destra sempre più aggressiva con i vari Vannacci e Fiore costruiscono una politica fondata sulla contrapposizione tra “noi” e “loro”, alimentando l’idea che l’immigrato, il povero, il senza dimora, il “maranza” e il “clandestino” rappresentino una minaccia da combattere. Una narrazione che trova troppo spesso copertura e legittimazione nell’attuale clima politico nazionale, dove il linguaggio dell’emergenza e della sicurezza finisce per trasformarsi nella costante ricerca di capri espiatori. L’immigrato, il povero e l’emarginato diventano così bersagli permanenti. La povertà non viene più considerata una ferita sociale da curare, ma una colpa individuale da punire. Chi vive ai margini viene descritto come un problema di ordine pubblico piuttosto che come una persona portatrice di diritti e dignità. A questo processo hanno contribuito anche influencer sovranisti, agitatori professionisti del web e i tirapiedi nostrani di Elon Musk che sui social e su pagine social ( che non citiamo per evitare loro qualsiasi pubblicità) hanno alimentato un nuovo razzismo, un clima di intolleranza e una rappresentazione caricaturale delle periferie e degli ultimi, tutto in nome delle visualizzazioni, dell’engagement e della monetizzazione della rabbia.
Quando ogni giorno si indica un bersaglio, quando si alimenta la paura dell’altro, quando si normalizza la discriminazione e si trasforma l’odio in linguaggio politico e mediatico, non ci si può poi chiamare fuori davanti alle conseguenze, quando dalle parole si passa a un omicidio. Qualcuno dovrà fare i conti con questo schifo. Qualcuno vi chiederà come avete fatto a essere complici morali di tanta violenza contro chi è povero, contro chi è straniero, contro chi non ha voce. Vi chiederà come sia stato possibile trasformare la disperazione sociale in una campagna permanente di odio e la fragilità in una colpa.
La Rete NoBavaglio denuncia da tempo una comunicazione tossica che trasforma esseri umani in bersagli e legittima la disumanizzazione come spettacolo. Le parole hanno un peso. Costruiscono immaginari, orientano comportamenti, legittimano pratiche. E quando qualcuno passa dalle parole alle armi, non si può fingere che sia un fatto isolato o imprevedibile. Per questo oggi non basta chiedere giustizia per le vittime. Occorre interrogarsi sulle responsabilità politiche, culturali e mediatiche che hanno contribuito a creare il terreno sul quale l’odio può germogliare e trasformarsi in violenza, in un omidicio




