Circa otto anni fa la notizia di cronaca di un gioielliere che, inseguendo tre ladri dopo aver rubato nel suo negozio, ne uccide due e ferisce l’altro. La scena, ripresa dalle telecamere di sorveglianza, documenta l’azione inequivocabile di un uomo con la pistola, che spara all’impazzata alle spalle di altri tre, che ormai stanno fuggendo, non stanno aggredendo. Oggi la sentenza definitiva di terzo grado in Cassazione che commina la pena a 14 anni di carcere al gioielliere. Allora subito si eresse a suo protettore, il celebre difensore dei deboli, il ministro Salvini che invocò la legittima difesa. Oggi chiede altrettanto celermente la grazia. E chi si precipita ad avviare il procedimento, senza neanche aspettare la pubblicazione della sentenza e la richiesta dell’interessato? Naturalmente l’eccelso giurista ministro Nordio. Solo che questa volta il Quirinale, forse scosso da tale inettitudine, lo invita a colloquio emettendo di seguito un comunicato che in sintesi precisa “la grazia ai condannati è prerogativa esclusiva del presidente della repubblica. Il ministro stia nei confini delle sue competenze.” Cerchiamo di riflettere e cerchiamo di interpretare il significato di questi comportamenti. Quello del ministro Salvini, che invoca la grazia,giustificando l’omicidio dei tre ladri, compiuto da un poveretto per difendere la propria famiglia. Forse Salvini,ricordando un celebre episodio storico della matrona romana, che a chi osservava la sua sobrietà nell’abbigliamento, rispondeva mostrando i suoi due fanciulli “i miei figli sono i miei gioielli”, ha tradotto con un azzardato sillogismo “se i miei figli sono i miei gioielli, allora i miei gioielli sono la mia famiglia”. Perché l’intento mistificatorio è di far passare per giusta la condanna a morte di tre ladri, eseguita senza processo da un libero cittadino. ‘Guai a chi tocca la proprietà privata!’ Questo il messaggio manipolatorio che si vuol far passare. Ma proviamo a dare un significato anche al comportamento precipitoso del ministro Nordio. Lui ex magistrato che, incurante delle norme sul procedimento di grazia,lo avvia a testa bassa, senza badare a conseguenze. Ma siamo di fronte ad arroganza del potere o ad un servilismo sciocco verso il suo capo Salvini? Purtroppo temo siamo di fronte al più avvilente dei comportamenti, quello che coniuga l’arroganza al servilismo.
Maria Vittoria Frittelloni



