Ieri sera ho guardato, fino a tarda notte, tanti video provenienti dal Brasile. E mi sono commosso profondamente.
Ho visto persone anziane, disabili, donne e uomini che conoscono la povertà e le difficoltà della vita, affrontare ostacoli enormi pur di andare a votare.
Ho visto anziani sorretti dai figli e dai nipoti, persone in sedia a rotelle, altre che avanzavano lentamente con un deambulatore o una stampella. C’è chi ha dovuto essere aiutato a superare le scale, chi non riusciva quasi a camminare, chi convive con malattie gravi. Persone per le quali anche uscire di casa può essere un’impresa.
Eppure volevano arrivare, a tutti i costi, a digitare il numero 13, quello di Lula.
In Brasile, superati i 70 anni, votare non è più obbligatorio. Nessuno avrebbe potuto rimproverarli se fossero rimasti a casa, al riparo dalla fatica. E invece hanno scelto di essere protagonisti al ballottaggio.
Ma la cosa che mi ha colpito di più è stata vedere i loro volti. *La felicità, i sorrisi, la fierezza di chi, nonostante tutto, stava difendendo la democrazia.*
Come se quel voto, quel piccolo gesto, per il quale avevano dovuto raccogliere tutte le proprie forze, restituisse loro qualcosa di immenso: la certezza di contare ancora, di poter decidere, di essere parte del futuro del proprio Paese.
Alcuni hanno vissuto la dittatura militare brasiliana. Conoscono bene la violenza dell’estrema destra. Sanno cosa significa non poter scegliere liberamente, conoscere la paura e vedere negati i propri diritti. Per questo quel voto aveva per loro un significato ancora più profondo.
Guardandoli, ho pensato a quanto spesso dimentichiamo proprio il valore della democrazia. La diamo per scontata, ci abituiamo a considerarla una cosa acquisita. Poi arriva una donna che quasi non riesce a camminare, un uomo malato che si fa accompagnare al seggio, un’anziana in carrozzina che sorride dopo aver votato, e capisci che la libertà non è una parola scritta sui libri. È qualcosa per cui vale la pena fare fatica, anche quando il corpo non ce la fa più.
E ho pensato soprattutto agli ultimi, a chi ha meno, a chi ogni giorno deve superare ostacoli che molti di noi non riescono nemmeno a immaginare.
La vittoria di Lula mi ha davvero emozionato, ma quelle persone mi hanno lasciato qualcosa di ancora più grande: una lezione di dignità, di partecipazione e di speranza.
A volte, facendo politica, ci si sente come Don Chisciotte. Si combattono battaglie che sembrano impossibili, ci si scontra con i mulini a vento e qualche volta viene da chiedersi se ne valga davvero la pena.
Poi guardi quelle immagini e ritrovi la forza di andare avanti. E se hai tanti Sancho Panza al tuo fianco, forse non sei tu quello pazzo.
Perché le battaglie per i diritti, per l’uguaglianza e per la dignità delle persone non si combattono soltanto quando si è sicuri di vincere. Si combattono soprattutto quando sembrano impossibili da vincere.
Ieri sera quelle persone, con la loro fatica e i loro sorrisi, mi hanno ricordato perché continuo a fare politica. E perché, nonostante tutto, non ho intenzione di arrendermi.
Roberto Alicandri




