La Cassazione conferma la presenza delle mafie ad Anzio e Nettuno

La Corte di Cassazione, a distanza di sedici anni dal blitz dei carabinieri del Ros che sconvolse Anzio e Nettuno e che poi portò al commissariamento per mafia dello stesso consiglio comunale di Nettuno, ha confermato le condanne per gli imputati nel processo denominato “Appia”.

Confermate sia le accuse di associazione per delinquere di stampo mafioso che quella sulla costituzione di un’organizzazione criminale impegnata nel traffico di sostanze stupefacenti, di cocaina in particolare. Una decisione che mette un punto fermo sul fenomeno mafioso a Sud di Roma. E i carabinieri hanno subito iniziato a eseguire gli arresti per quanti dovranno scontare in carcere la pena. Il processo Appia è scaturito dall’inchiesta della Dda di Roma che nel 2004 portò i carabinieri del Ros a compiere una retata; un procedimento che ha avuto vita tormentata nelle aule di giustizia e per cui la Corte d’Appello di Roma aveva infine confermato le condanne di 17 imputati, per un totale di circa due secoli di reclusione.

Una sentenza resa definitiva dalla Suprema Corte, che soltanto per due imputati ha disposto un nuovo processo d’appello e per un terzo lo ha fatto soltanto per un capo d’accusa minore. Il processo ruota sugli affari che, tra il 1998 e il 2004, avrebbero fatto le cosche Gallace e Novella tra Anzio e Nettuno, dove avrebbero realizzato anche un locale di ‘ndrangheta. Le due famiglie entrarono poi in contrasto e il boss Carmelo Novella venisse ucciso a San Vittore Olona, vicenda per cui è finito all’ergastolo il boss Vincenzo Gallace. I Gallace, partiti da Guardavalle, in provincia di Catanzaro, avrebbe utilizzato il Lazio come testa di ponte per poi espandersi in Lombardia. Vicende per cui, nel 2005, venne anche sciolto per mafia il consiglio comunale di Nettuno, all’epoca retto da una giunta di centrodestra, con le destre tornate al timone della città soltanto lo scorso anno. Nel 2013 sono arrivate le condanne per mafia da parte del Tribunale di Velletri, confermate e aumentate nel 2018 dalla Corte d’Appello di Roma e ora rese definitive dalla Cassazione.

Il Procuratore Generale Roberto Cavallone ha firmato gli ordini di esecuzione e a Nettuno i carabinieri della compagnia di Anzio hanno già arrestato e portato in carcere Agazio Gallace, Liberato Tedesco, Maurizio Molvini e Vincenzo Bruno Tedesco. Un altro arresto è stato poi compiuto dai carabinieri a Catanzaro e altri sei condannati, tra il litorale romano e la Calabria, sono ancora ricercati. Le condanne sono di media a dieci anni di reclusione e pochi sono stati gli imputati che, ottenuta una pena inferiore, hanno ottenuto la sospensione dell’esecuzione.