Aprilia. Nell’ordinanza del giudice Patrone i collegamenti tra varie organizzazioni criminali

Pubblichiamo uno stralcio dell’ordinanza con il quale il Giudice per le indagini preliminari dott. Francesco Patrone,
visti gli atti del procedimento penale ha dato il via all’operazione che ad Aprilia ha portato a 40 persone denunciate e 25 arrestate.

“Il presente procedimento è stato avviato muovendo dall’ipotesi investigativa del PM e della DIA relativa alla esistenza di una organizzazione criminale di stampo mafioso, dedita – fra l’altro – al riciclaggio dei proventi dalle attività illecite ed operante nel territorio del sud-Pontino, con particolare riguardo alla zona di Aprilia (LT).
Si tratta di un territorio già noto agli investigatori come meta privilegiata di cosche mafiose di matrice soprattutto calabrese, che nel tempo ivi si sono radicate infiltrandone il tessuto sociale ed economico. Ci si riferisce, in particolare, alle ‘ndrine di Sinopoli (RC) e Cosoleto (RC), nelle quali operano le famiglie Alvaro, Palamara, Cutri e Forgione, in rapporti con cosche già presenti in quelle aree come i Gallace. Nel territorio di Aprilia è presente una delle più famose famiglie di ‘ndrangheta, quella degli Alvaro, il cui insediamento originario risale agli inizi degli anni ’80, come emerso da indagini svolte da più direzioni distrettuali antimafia.
Da un’indagine condotta dalla DDA di Reggio Calabria nel 2015 era emerso che la cosca di Sinopoli era attiva in un traffico internazionale di stupefacenti che aveva condotto al sequestro di quattro tonnellate di cocaina; in quel contesto, particolarmente rilevante appariva il ruolo di Francesco Forgione, imprenditore edile residente ad Aprilia, stabilmente inserito nel clan Alvaro e in contatto con la famiglia Gangemi. Il ruolo del Forgione e la sua collaborazione con le cosche calabresi, operanti in collaborazione con esponenti qualificati della criminalità romana, sono stati confermati dagli esiti
dell’indagine denominata “ROMANA-FIREMAN”, che nell’ottobre del 2017 ha
consentito l’arresto per traffico internazionale di stupefacenti di numerosi personaggi legati alla cosca Alvaro, fra cui lo stesso Forgione.
La DIA ha evidenziato come negli ultimi anni il territorio di Aprilia sia stato interessato da una forte recrudescenza dei fenomeni criminali, diretti sia nei confronti della cittadinanza comune che nei confronti di appartenenti all’amministrazione comunale.
La richiesta del PM riporta – come si vedrà più approfonditamente – una dettagliata sintesi degli atti intimi datori diretti contro realtà commerciali e imprenditoriali e amministratori pubblici del territorio.
Tali atti delittuosi dimostrano come il territorio in esame sia stato oggetto nel tempo di pericolose infiltrazioni da parte della criminalità organizzata comune, che ha stretto alleanze operative con numerose cosche che detengono il controllo economico del
territorio in cui insistono, trovando un punto di incontro negli ingenti capitali provenienti dalle attività illecite di natura “convenzionale”, che riescono ad essere agevolmente riciclati grazie alla fitta rete di attività commerciali e imprenditoriali apparentemente legali. Un’ulteriore caratteristica che connota l’attività criminale consiste nella omertà e nella condizione di assoggettamento ai più alti livelli criminali di cui sono permeati i livelli
istituzionali territoriali che, di fatto, consentono alle organizzazioni criminali di controllare anche l’amministrazione comunale di Aprilia.
Come rilevato dal PM, il traffico di sostanze stupefacenti – oggetto di contestazione specifica che sarà approfondita in altra parte della presente ordinanza – rappresenta il core-business del sodalizio e risulta gestito da una articolazione dello stesso, ma il complesso degli elementi probatori acquisiti consente di delineare una organizzazione strutturata di stampo mafioso, ben radicata in Aprilia, “in grado di condizionare il tessuto imprenditoriale e politico amministrativo di quel centro, di intessere relazioni e ricevere protezione da rappresentanti delle forze dell’ ordine locali, di imporre la propria autorità su cittadinanza ed istituzioni trasformandosi di fatto in un altro potere del quale avere timore ovvero invocare aiuto e soccorso”.
La capacità di intimidazione del sodalizio apriliano garantisce inoltre una situazione di dominio territoriale che, da un lato, impedisce l’infiltrazione nel medesimo luogo di altre organizzazioni criminali e, dall’altro, marca il territorio rispetto alle altre associazioni analoghe operanti in territori limitrofi, con le quali il clan interagisce, confrontandosi o entrando in conflitto.

Si crea in tal modo una situazione nella quale l’organizzazione può perseguire tranquillamente i propri interessi nel settore del traffico di stupefacenti e, al contempo, può rendersi protagonista di reati di usura, estorsione, in tema di armi, di esercizio abusivo dell’ attività finanziaria, di scambio elettorale politico mafioso, delitti tutti capaci di generare profitti per gli appartenenti alla consorteria criminale e di consolidarne il predominio sul territorio.

Proprio per la natura imprenditoriale molto diversificata offerta dal territorio del sud pontino, nel tempo sono stati acquisiti numerosi riscontri relativi all’infiltrazione del organizzazioni criminali nel tessuto economico.

NelI’ ampio hinterland di Aprilia emerge il gruppo familiare calabrese dei Gangemi, titolari di una vera e propria holding attraverso la quale capitali illecitamente accumulati vengono reimpiegati.

Sono poi emersi, nel tempo, consolidati rapporti fra la famiglia Gangemi e, da un lato, le cosche reggine presenti nell’area pontina (Araniti, De Stefano, Martino) e, dall’altro, con il gruppo familiare facente capo al defunto Enrico Nicoletti, più noto come il cassiere della banda della Magliana, la cui principale attività consisteva nella gestione dei flussi patrimoniali illeciti riguardanti le organizzazioni criminali che operavano nel territorio capitolino.

Numerose intercettazioni telefoniche hanno dimostrato l’esistenza di stretti rapporti fra il Nicoletti e i Gangemi.

E’ altresì significativo che la famiglia Gangemi, pur essendo stata destinataria di numerosi provvedimenti giudiziari di natura patrimoniale (con la misura di prevenzione nr. 4/13 RG Mis. Prev. il Tribunale di Latina ha disposto il sequestro di beni per oltre 30 milioni di euro), non è stata mai realmente scalfita né ha ridotto la sua operatività. Risulta accertato che i Gangemi, attraverso società controllate e prestanome e contando sulla disponibilità di alcuni professionisti (commercialisti e notai con studi prevalentemente a Latina), hanno acquistato negli ultimi anni alcuni immobili (appartamenti, magazzino, ufficio, posti auto) ad Aprilia, un complesso industriale composto da uffici, magazzini e capannoni sulla Nettunense; la medesima famiglia risulta altresì gestire un locale commerciale sulla Nettunense, la cui proprietà è riconducibile a Fernando Mancini, pregiudicato per associazione di tipo mafioso ritenuto legato alla cosca dei Gallace e coinvolto nel 2004 nell’ operazione denominata “APPIA II” e destinatario di numerose segnalazioni UIF.

Sergio Gangemi ha avviato a Latina un autosalone (denominato Speed 2.0), gestisce in via di fatto – attraverso un proprio uomo – il ristorante in franchising Old Wild West, formalmente intestato ai fratelli Fabio e Paolo Albanesi, nonché la Monaco Motors di Cisterna di Latina, concessionaria dei marchi BMW, MINI, KIA; lo stesso è ritenuto finanziatore occulto di alcune attività imprenditoriali (Spaccio ASI San Michele e A W Lab) gestite dai fratelli Vincenzo e Mario Trulli. Sergio Gangemi gestisce inoltre, tramite Marco Antolini, la V &GA Costruzioni srl e, tramite la fidanzata Daniela Terranova, la società New Royal Trade spa; in quest’ultima società figurano come dipendenti Mario Lombardi e il figlio Giovanni, rispettivamente fratello e nipote di Pasquale Lombardi, legato al Nicoletti. La UIF fra il 1999 al 2017 ha ricevuto e girato ai competenti uffici circa sessanta operazioni sospette a carico del gruppo Gangemi, il quale ha movimentato
rilevanti somme di denaro sui propri conti correnti e risulta avere maturato rilevanti crediti di IV A attraverso il meccanismo delle frodi carosello.
Le complesse ed articolate attività economico finanziarie intraprese dalla famiglia Gangemi nel territorio del sud Pontino non possono ritenersi dissociate dagli interessi propri della criminalità organizzata, con la quale il Gangemi ha sempre intrattenuto diretti ed illeciti rapporti, sul medesimo territorio. In tal senso, è ragionevole ipotizzare uno stretto legame della medesima famiglia con la cosca dei Gallace che, in maniera
trasversale e per evidenze processuali, è la più radicata in questo quadrante del territorio pontino.
La floridezza economica e la ampia operatività del gruppo Gangemi, unitamente alle cointeressenze evidenziate dalla DIA e sottolineate dal PM, inducono a ritenere che il.controllo del territorio e l’approvvigionamento di forti capitali siano il frutto del traffico di stupefacenti, in ordine al quale un ruolo centrale sembra rivestito da Patrizio Fomiti, persona legata ai Gangemi in ragione di rapporti di lavoro ed alla cosca calabresi dei Gallace.
Il Fomiti – arrestato fra l’altro a Liegi per traffico internazionale di stupefacenti, nonché.legato in particolare ad Agazio Gallace, Salvatore Siani e Giacomo Madaffari, tutti esponenti della predetta cosca – risulta essere stato dipendente nel 2010 della società Spazio Food Uno spa e della Selection Cars srl, società gravitanti nell’ orbita dei Gangemi; di quest’ultima società risulta essere stato dipendente anche Pasquale Lombardi, poc’ anzi citato, legato al Nicoletti.
Al momento dell’avvio della indagine, il Fomiti si trovava in carcere con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso unitamente a Sergio Gangemi.
In relazione ai predetti delitti – per i quali Fomiti e Sergio Cangemi sono stati detenuti in custodia cautelare – attualmente il solo Cangemi risulta condannato dal Tribunale di Velletri alla pena di nove anni di reclusione per tutti i reati ascritti ad eccezione di quelli ascritti al capo A: la pena è stata diminuita a sette anni, due Inesi e venti giorni di Reclusione in secondo grado dalla Corte di Appello di Roma con sentenza dellO giugno 2021, irrevocabile il 19.5.2022.
Ad avviso del PM, tali delitti costituiscono il precedente logico dei delitti oggetto di
indagine nel presente procedimento, evidenziandosi rilevanti analogie in termini di fattispecie di reato, di volumi di affari illeciti, di capacità di intimidazione delle vittime per perseguire gli scopi illeciti dell’ organizzazione”. …