HomeCronacaArrestato a Valmontorio il latitante Diego Felli, noto come "SanBa boy" 

Arrestato a Valmontorio il latitante Diego Felli, noto come “SanBa boy” 

Il latitante Diego Felli, noto come “SanBa boy”  soprannome derivato dal quartiere romano di San Basilio), è stato arrestato a Borgo Sabotino (Latina).

L’arresto è avvenuto all’interno di un bar della frazione pontina, grazie a un’operazione congiunta della Squadra Mobile di Roma e di Latina. Felli, 52 anni, era ricercato dal giugno 2025 a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare legata all’operazione della Dda sulla piazza di spaccio della “Coltellata” a San Basilio, dove era considerato un esponente di spicco nel traffico di stupefacenti. Aveva dovuto abbandonare il “feudo” di San Basilio, dove disponeva di decine di case popolari come fossero sue, ne gestiva infatti il racket, per finire da latitante sul litorale.

Il covo infatti si trovava in un’abitazione all’interno di uno dei consorzi residenziali nella zona di Valmontorio, in uno di quei dedali di strade private difficilmente accessibili dagli estranei. La posizione dell’uomo che lo ospitava è ora al vaglio per avere favorito la latitanza del narcos.

Diego Felli è un pezzo grosso della mala romana, formalmente irreperibile dal giugno dello scorso anno, quando i carabinieri erano andati a cercarlo per dare esecuzione agli ordini di arresto emessi dal Tribunale capitolino nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, essendo ritenuto tra gli uomini migliori della rete di narcotrafficanti gestita dal potente albanese Elvis Demce, noto a sua volta per l’ascesa nella criminalità capitolina al fianco di Fabrizio Piscitelli detto Diabolik, ucciso nell’agguato dell’estate del  2019. In particolare Felli veniva considerato tra i personaggi di vertice di un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico, attraverso la fornitura di droga ai pusher e la loro gestione, fino al mantenimento dei detenuti, passando per il racket delle case popolari. Tant’è vero che lo scorso gennaio era finito al centro anche di una misura di prevenzione patrimoniale chiesta sempre dalla Dda di Roma per lui e gli altri boss della droga di San Basilio che vivevano negli alloggi pubblici, ma avevano disponibilità economiche di gran lunga superiori alle loro capacità reddituali, essendo sulla carta nullatenenti.

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