Approvata la riserva marina dei Fondali di Torre Astura, ignorata la proposta del Comune

La riserva marina interessa un’area di oltre 2mila ettari. Nei progetti del Comune di Nettuno anche l’acquisizione della Fortezza

L'area
L’area marina tutelata dalla Regione (clicca sull’immagine per ingrandirla)

di Claudio Pelagallo

La Regione Lazio ha approvato con delibera  del 15 novembre 2016, n. 679, “Adozione delle Misure di Conservazione di n. 9 SIC marini, finalizzate alla designazione delle Zone Speciali
di Conservazione (ZSC), ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (Habitat) e DPR 357/97 e s.m.ile” tra le quali le: misure di conservazione e gli indirizzi di gestione del Sito di Interesse Comunitario IT6000011 “Fondali tra Torre Astura e Capo Portiere” ai fini della designazione dello stesso a Zona Speciale di Conservazione (ZSC), ai sensi della Direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche.

Purtroppo però gli uffici della Regione Lazio, nella stesura finale dell’atto, non hanno tenuto conto, della proposta formulata dal Comune di Nettuno di “ampliamento della zona di “conservazione speciale” fino all’area adiacente la fortezza di Torre Astura”. Comunque un primo importante passo per la valorizzazione di uno dei luoghi più belli del litorale laziale. Quella tutelata è un’area di 2.130 ettari dislocati nello specchio di mare a largo tra il promontorio di Torre Astura e la località Capo Portiere in territorio di Latina.

Sempre per l’area di Torre Astura il sindaco Angelo Casto annuncia: “stiamo lavorando sullo studio per il  recupero della torre e delle peschiera, patrimonio storico della città, da valorizzare ai fini della crescita turistica di Nettuno“. In questi giorni gli uffici del Comune hanno, infatti, inoltrato ai Ministeri competenti la richiesta per la cessione della fortezza di Torre Astura e del parcheggio adiacente il fiume. L’intento è quello di usufruire della opportunità offerta dalla legge sul Federalismo demaniale, in base alla quale: Comuni, Province, Regioni e Città Metropolitane possono acquisire a titolo gratuito beni immobili di proprietà dello Stato presenti sul proprio territorio, richiedendoli all’Agenzia del Demanio, secondo quanto previsto dall’art.56 bis del DL 69/2013. Il processo di trasferimento di beni del patrimonio dello Stato consente agli Enti territoriali di poter ampliare il proprio portafoglio immobiliare da valorizzare e riqualificare, per  attivare processi di rigenerazione urbana. Una opportunità da sfruttare, se non fosse che i Comuni, hanno grandi difficoltà a stanziare fondi per la valorizzazione, la ristrutturazione e la messa a reddito del patrimonio ricevuto, tenuto conto dei bilanci in sofferenza dovuti ai sempre minori trasferimenti da parte dello stato.